Benyamin Netanyahu tira dritto sull’occupazione di Gaza nonostante le proteste sempre più incessanti della comunità internazionale: «Io non voglio prolungare la guerra, voglio farla finire. Non abbiamo altra scelta se concludere il lavoro e distruggere Hamas – dice ai giornalisti, quasi volendoli strigliare – aprite gli occhi sulle menzogne di Hamas». A stretto giro arriva la replica della fazione militare palestinese: «Tutto ciò che ha detto Netanyahu in conferenza stampa è una serie di bugie».
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, riunito d’urgenza per discutere del piano israeliano nella speranza di indurre Netanyahu a miti consigli, considera l’operazione l’ennesima pericolosa escalation che rischia di aggravare una catastrofe umanitaria già di dimensioni enormi.
Bibi non sente ragioni. L’esercito ha avuto l’ordine di smantellare le ultime due roccaforti di Hamas a Gaza City e nei campi centrali della Striscia, tra cui la zona umanitaria di Mawasi. Israele darà inizio al piano in tempi brevi, ma, precisa Netanyahu, permettendo innanzitutto ai civili di lasciare in sicurezza le aree di combattimento e raggiungere zone sicure designate, dove riceveranno cibo, acqua e cure mediche, annunciando anche l’apertura di nuovi corridoi sicuri e nuovi siti di distribuzione degli aiuti della Gaza Humanitarian Foundation, la controversa organizzazione israelo-americana. All’operazione si oppongono decine di migliaia di israeliani che hanno invaso le piazze di Tel Aviv e Gerusalemme. I familiari degli ostaggi, che temono che la nuova offensiva metta in pericolo i loro cari ancora in vita, hanno indetto per domenica prossima uno sciopero generale per bloccare il Paese e invocare lo stop alla guerra.
Non avrà effetti quindi la dichiarazione congiunta di nove Paesi, Italia compresa. Tutti convinti che estendere la guerra nella Striscia «aggraverà la catastrofica situazione umanitaria, metterà in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterà il rischio di un esodo di massa dei civili». Nel testo si ribadisce la necessità di un cessate il fuoco immediato e permanente, che consenta anche la fornitura di un’adeguata assistenza umanitaria a Gaza dove la situazione è “catastrofica”. Si intima a Hamas di rilasciare tutti gli ostaggi, invocandone la smilitarizzazione e la sua esclusione da qualsiasi forma di governo nella Striscia, dove l’Autorità palestinese deve avere un ruolo centrale.
La dichiarazione, inizialmente firmata dal ministro italiano Antonio Tajani e dai suoi colleghi di Germania, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, aveva lo scopo di definire una posizione comune, anche di fronte alla posizione pilatesca degli Stati Uniti, senza però arrivare a uno strappo del fronte occidentale. Con il passare delle ore, si sono poi aggiunte anche Canada, Austria, Norvegia e la Francia di Emmanuel Macron, determinato a riconoscere lo Stato di Palestina a settembre per mettere Israele di fronte al fatto compiuto.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, si è spinto anche oltre: «Quel che sta accadendo a Gaza è inaccettabile. Non siamo di fronte a una operazione militare con danni collaterali, ma alla pura negazione del diritto e dei valori fondanti della nostra civiltà. Oltre alla condanna bisogna ora trovare il modo per obbligare Netanyahu a ragionare. Un conto è liberare Gaza da Hamas, un conto dai palestinesi. La prima si può chiamare liberazione. Cacciare, invece, un popolo dalla sua terra è ben altro, e il termine usato mi pare del tutto improprio. Il governo israeliano non è disposto a dialogare perché ha assunto una linea fondamentalista e integralista».
Intanto a Gaza il sangue continua a scorrere. L’emittente televisiva Al-Jazeera ha denunciato la morte di cinque membri dello staff (tre giornalisti e due operatori) in un attacco israeliano “mirato”. Pronta la condanna di Autorità nazionale palestinese, Hamas e sopratutto della Turchia. Il capo della Direzione comunicazione della presidenza turca, Burhanettin Duran, ha condannato l’attacco israeliano a Gaza che ha provocato la morte di due giornalisti e tre cameraman dell’emittente qatariota Al Jazeera, definendolo «un atto di barbarie». «Prego Allah di concedere misericordia ai giornalisti morti nell’esercizio della loro professione e pazienza alle loro famiglie. Israele sta colpendo i giornalisti per impedire al mondo di vedere il genocidio che sta commettendo contro neonati, bambini, donne, anziani e malati», ha scritto Duran su X, accusando Israele di voler «distruggere l’umanità e la verità». Il responsabile turco ha definito gli attacchi «crimini di guerra in violazione del diritto internazionale» e ha ricordato «i 237 giornalisti uccisi a Gaza dagli attacchi israeliani dal 7 ottobre 2023».
La situazione a Gaza è più che drammatica. Sono 12mila a Gaza i bambini gravemente malnutriti. Il dato si riferisce a luglio ed è il dato mensile più alto mai registrato, riferisce su X l’Unicef Medio Oriente e Nord Africa, e chiede che gli aiuti alimentari raggiungano «urgentemente i bambini prima che si perdano altre vite». «A febbraio erano 2.000 i bambini colpiti da malnutrizione acuta a Gaza. A giugno, quella cifra era triplicata. Ora è quasi raddoppiata di nuovo. È una chiara prova che la malnutrizione sta accelerando rapidamente, mettendo a grave rischio le giovani vite. Il ritmo di questo deterioramento è allarmante».
Sul fronte diplomatico, l’Australia riconoscerà lo Stato di Palestina, mentre la Nuova Zelanda ne sta valutando l’opportunità.



