La Russia parla della fine del conflitto per la prima volta: svolta reale o mossa strategica?

martedì, 12 Agosto 2025
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Domenica sera, il più rinomato programma di approfondimento dell’informazione russa, Vesti Nedeli, ha realizzato un servizio “sul piano per la fine dell’Operazione militare speciale”.

É la primissima volta che i media russi dedicano uno spazio di rilievo per esternare l’ipotesi di una conclusione del conflitto. Alla conduzione del programma vi era Yevgeny Popov, deputato di Russia Unita, ovvero il partito del presidente Putin.
La messa in onda é stata definita dall’ex consigliere presidenziale Sergey Markov “un chiaro segnale per l’intera macchina mediatica russa”. Lo stesso ha poi precisato su Telegram come sia il titolo che conduttore siano stati “ponderati e concordati con chi di dovere, non certo casuali”.
Anche il portale lenta.ru, parecchio vicino al Cremlino, ha rilanciato la notizia scrivendo “in Russia si è parlato della fine dell’Operazione speciale in Ucraina” e citando Kirill Dmitriev – negoziatore e rappresentante di Putin per la cooperazione economica con l’estero, nonché candidato ad accompagnare il suo capo in Alaska.
Dmitriev ha pubblicato un post su X in cui ha scritto che secondo lui, in seguito al vertice previsto giorno 15 agosto, “ i guerrafondai” non potranno più sorridere. E questo perché, ha spiegato, “il dialogo tra Putin e Trump porterà speranza, pace e sicurezza globale”.
Altri media russi, come gazeta.ru e Mosca della sera, hanno trattato la notizia con più cautela, citando l’affermazione di Markov per non assumersene direttamente la responsabilità.
Ma attenzione. Si parla di “fine della guerra” ma non di “pace”. Ma anche solo il fatto che si faccia riferimento a questo, è una novità assoluta. “Questa volta può esserci uno stop, ma alle nostre condizioni”, ha titolato un editoriale anonimo dell’agenzia di Stato Ria Novosti, sintetizzando così la linea ufficiale.
Al momento, gli occhi sono tutti puntati sull’incontro tra il presidente americano e il leader russo. In vista del meeting in Alaska, il Cremlino ha deciso di sospendere e rallentare le comunicazioni sui progetti in corso con la Corea del Nord, Cuba, Venezuela e Afghanistan. Ciò con lo scopo di evitare di generare un contesto informativo negativo.
Interlocutori anonimi dei dipartimento di politica estera russo hanno commentato:
“A Trump non deve essere data alcuna opportunità di fare pressione su Putin. Si noti che perfino nei resoconti del Cremlino sulle conversazioni telefoniche internazionali di Putin degli ultimi giorni non si troverà alcun riferimento a Paesi considerati scomodi”.
Persino la retorica anti americana propria dei giornalisti tv russi si é attenuata.
I blogger filo-russi radicali, i cosiddetti “Z”, hanno scritto che non sussiste motivo per il quale allarmarsi perché “Putin riuscirà senz’altro a raggiungere l’accordo più vantaggioso per noi”. E nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto, sono già stati identificati i colpevoli: alla prima riga del titolo di apertura posto dal quotidiano Izvestia si legge “il piano del presidente per un accordo” e subito sotto “chi potrebbe sabotarlo”. La narrativa ufficiale individua i responsabili di un eventuale fallimento nell’Ucraina e nell’Europa, ambedue accusate di ster tramando nell’ombra per sabotare il processo negoziale.

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