Draghi al Meeting di Rimini: “Trump sveglia brutale per l’Europa, ora serve unità” | Video

venerdì, 22 Agosto 2025
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L’Europa deve imparare a muoversi con decisione e rapidità, perché il mondo di oggi non aspetta i “riti comunitari” di Bruxelles. È questo il messaggio lanciato da Mario Draghi dal palco del 46° Meeting di Rimini, dove l’ex governatore della Banca centrale europea e Presidente del Consiglio ha presentato alcune riflessioni contenute nel suo Rapporto sulla competitività europea.

Draghi al meeting di Rimini, la sveglia di Trump e l’invito all’unità per l’Europa

Mario Draghi manda un messaggio diretto e pragmatico dal palco: “La rielezione di Donald Trump è stata una sveglia brutale per l’Europa le elezioni negli Stati Uniti hanno cambiato tutto. La prima cosa da fare è stringerci tutti insieme, imparare ad andare d’accordo”. Draghi ha citato come esempio positivo la recente presenza congiunta dei leader di cinque Stati europei, insieme ai presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, nell’incontro alla Casa Bianca. “Quell’immagine di unità vale più di tante riunioni a Bruxelles”.

“Per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno, in cui questa illusione è evaporata”, ha aggiunto  Mario Draghi durante il dibattito “Ci sono eventi che “hanno fatto giustizia di qualunque illusione che la dimensione economica da sola assicurasse una qualche forma di potere geopolitico. Non è quindi sorprendente che lo scetticismo nei confronti dell’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma è importante chiedersi quale sia veramente l’oggetto di questo scetticismo”.

Nel suo intervento, Draghi ha messo in luce i limiti del mercato unico, a quarant’anni dalla sua nascita: “Permangono ostacoli significativi agli scambi interni – ha osservato –. Se si rimuovessero come avvenuto negli Usa, la produttività crescerebbe del 7% in sette anni, contro il 2% registrato negli ultimi”.

Secondo l’ex premier, i costi delle barriere si vedono già chiaramente nel settore della difesa: “La gigantesca impresa militare da duemila miliardi di euro nei prossimi anni è ostacolata da barriere interne che equivalgono a tariffe del 64% sui macchinari e del 95% sui metalli. Il risultato sono gare più lente, maggiori costi, acquisti fuori dall’Ue e nessun impulso alle nostre economie. Tutto a causa di ostacoli che noi imponiamo a noi stessi”.

L’invito ad un europeismo pragmatico

Draghi ha raccontato anche la sua evoluzione personale sul tema europeo. “Io non provengo da un ambiente particolarmente europeista – ha ricordato –. Scrissi la mia tesi sostenendo che la moneta unica fosse una sciocchezza. Negli Usa vedevo l’Unione europea come un agglomerato burocratico senza direzione. Ma quando tornai in Italia, all’inizio degli anni ’90, mi accorsi che le condizioni dei Paesi erano cambiate. Forse valeva la pena dare una chance all’euro. Il mio europeismo è pragmatico, con i piedi per terra, non parte da grandi principi astratti”.

Il discorso di Rimini è stato anche un monito sul ruolo geopolitico dell’Ue. “Per affrontare le sfide di oggi, l’Europa deve trasformarsi da spettatore, o al più comprimario, in attore protagonista. Deve cambiare anche la sua organizzazione politica, inseparabile dalla capacità di raggiungere i suoi obiettivi economici e strategici. Le riforme economiche restano condizione necessaria”.
Il ruolo dei corpi intermedi
Infine, un passaggio dedicato alla società civile: “Viviamo in una società sempre più atomizzata, dove prevale la solitudine e i cittadini si sentono lontani dalle istituzioni. In un contesto simile, i corpi intermedi hanno un ruolo fondamentale, perché avvicinano le decisioni alle persone. L’Europa, che appare ancora più distante, ha bisogno del loro lavoro”. Il messaggio conclusivo resta un invito all’unità: “Distruggere l’integrazione europea per tornare alla sovranità nazionale non farà che esporci ancora di più al volere delle grandi potenze”.

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