Nella sua prima intervista il Pontefice parla di pace, disuguaglianze e sinodalità, ma resta l’interrogativo sulla frase sulla democrazia.
Settant’anni compiuti, quattro mesi di pontificato alle spalle e già parole destinate a far discutere. Papa Leone XIV, al secolo Roberto Francis Prevost, ha concesso la sua prima intervista, anticipata dal quotidiano peruviano El Comercio e destinata a essere pubblicata integralmente nella biografia curata da Elise Ann Allen per Crux. Un colloquio in cui emergono i tratti personali del nuovo Pontefice, ma anche una visione lucida sui nodi che agitano il mondo: pace e guerra, disuguaglianze, polarizzazione, crisi del multilateralismo, il cammino della Chiesa.
Un Papa tra Stati Uniti e Perù
Primo statunitense a salire al soglio di Pietro e insieme cittadino peruviano, Leone XIV rivendica entrambe le appartenenze. «Sono ovviamente statunitense, ma amo profondamente il Perù, dove ho trascorso metà della mia vita ministeriale. È parte di ciò che sono», racconta. L’esperienza latinoamericana, aggiunge, è stata decisiva per comprendere lo spirito della Chiesa di Francesco e per immaginare oggi «una vera visione profetica per la Chiesa di domani». Non manca un accenno più leggero: alla domanda su chi tiferebbe in un ipotetico match mondiale tra Usa e Perù, risponde che probabilmente sceglierebbe i peruviani “per affetto”, senza nascondere la simpatia per l’Italia. E svela anche la sua passione per il baseball, ereditata in famiglia: «Da bambino tifavo i White Sox, ma mia madre era dei Cubs. Abbiamo imparato, anche nello sport, ad avere un atteggiamento aperto e amichevole».
Il ruolo del Papa
Eletto l’8 maggio, Leone XIV ammette di essere ancora in fase di apprendimento: «È un lavoro molto pubblico, che ti proietta subito a livello mondiale. Mi sento stimolato, ma non sopraffatto». Per lui, il cuore del ministero resta uno: «Confermare gli altri nella fede. Questo può avvenire solo per grazia di Dio».
Guerra in Ucraina: pace unica risposta
Nei primi mesi di pontificato, Leone XIV ha più volte invocato la pace. La giornalista gli chiede se il Vaticano possa avere un ruolo di mediatore. La risposta è prudente: «Farei una distinzione tra la voce della Santa Sede che sostiene la pace e un ruolo di mediatore. Non è così realistico come il primo». Il Papa ricorda i tentativi di offrire il Vaticano come sede per colloqui tra Russia e Ucraina, ma insiste: la Santa Sede ha scelto la via della neutralità. «La pace è l’unica risposta. Non possiamo mai rinunciare alla speranza. Ho grandi speranze nella natura umana, anche se ci sono cattivi attori e tentazioni». Per Leone XIV, la pressione internazionale resta decisiva: «Diversi attori devono convincere le parti in guerra a dire: basta, troviamo un altro modo».
Ponti e crisi del multilateralismo
“Pontefice” significa letteralmente costruttore di ponti. Leone XIV riparte da qui per sottolineare che «l’unico modo per costruire ponti è attraverso il dialogo». E denuncia la crisi delle istituzioni multilaterali: «Le Nazioni Unite avrebbero dovuto essere il luogo naturale per affrontare i grandi temi globali, ma sembra abbiano perso la capacità di multilateralismo».
Per questo, racconta, nei suoi primi mesi ha cercato di avviare contatti diretti con leader e organizzazioni internazionali. «Oggi molti puntano sui dialoghi bilaterali, perché i meccanismi multilaterali sembrano bloccati. Ma non dobbiamo smettere di ricordare che l’umanità ha la capacità di superare la violenza e l’odio che ci dividono».
Polarizzazione e Musk
L’analisi del Papa tocca poi la polarizzazione, che considera «una delle parole d’ordine del presente» ma che «non aiuta nessuno». Per capirne le cause, richiama le ferite della pandemia, ma anche una deriva più profonda: «In alcuni luoghi si è perso il senso più alto della vita umana, della famiglia, della società. Se perdiamo questi valori, cosa resta?».
A ciò si somma l’aumento delle disuguaglianze. «Sessant’anni fa gli amministratori delegati guadagnavano da quattro a sei volte più dei lavoratori. Oggi arrivano a seicento volte tanto». Poi l’esempio più eclatante: «Elon Musk potrebbe diventare il primo trilionario del mondo. Se questo è l’unico valore che conta, siamo in guai seri».
La sinodalità come cammino
Centrale nel pensiero di Leone XIV è la sinodalità: un “camminare insieme” che significa dare voce a tutti i membri della Chiesa. Non, precisa, una minaccia all’autorità dei vescovi, ma una forma di comunione. «Non si tratta di trasformare la Chiesa in un governo democratico. Se guardiamo al mondo, vediamo che la democrazia non è sempre la soluzione perfetta. La sinodalità è piuttosto un invito a dire: dobbiamo farlo insieme». Un messaggio che il Papa considera anche una lezione per la società: antidoto alla polarizzazione, possibilità di ascolto reciproco, strumento per ritrovare un orizzonte comune.
Un messaggio velato?
E proprio quella frase sulla democrazia ha acceso il dibattito. «La democrazia non è sempre la soluzione perfetta», ha affermato il Papa, senza riferimenti espliciti. Alcuni osservatori hanno visto in queste parole un richiamo indiretto a Israele: un Paese che rivendica con orgoglio il suo sistema democratico, ma che non sempre viene percepito in linea con i valori universali di giustizia e pace. Un interrogativo lasciato volutamente aperto, che potrebbe accompagnare a lungo il pontificato di Leone XIV.



