Le Marche dovevano essere l’Ohio italiana e si sono invece rivelate il boomerang del Pd. Le urne hanno confermato il governatore di centrodestra, Francesco Acquaroli, espressione di FdI, strettamente legato a Giorgia Meloni.
L’assalto dem alla Regione “contendibile” è finito in un flop. Le baldanzose schiere del Pd, che guidavano il fronte del centrosinistra (o campo largo), sono state costrette a una triste ritirata, subendo anche gravi perdite. La vittoria del centrodestra è risultata infatti netta. Secondo la terza proiezione, Acquaroli ha staccato Ricci di ben 8 punti: 52,5 % contro il 44,1.
Sempre secondo le proiezioni, FdI è il primo partito con il 23,9%, FI al 9,1%, Lega all’8,8%, Noi Moderati al 1,9% e Udc al 2%. Sommando anche le liste civiche, il centrodestra è al 54,2%. Centrosinistra: Pd al 20,4%, Lista Ricci al 6,7%, M5s al 5,4%, Avs al 4,5%, Avanti con Ricci al 2,5%. Con le altre liste civiche, il totale di centrosinistra è 42,4%.
La prima ad esultare è stata proprio Giorgia Meloni. «Francesco Acquaroli – dice la premier- vince le elezioni regionali nelle Marche confermandosi presidente. Gli elettori hanno premiato una persona che in questi anni ha lavorato senza sosta per la sua Regione e i suoi cittadini». Rimanendo nell’ambito del centrodestra, Antonio Tajani dice che gli elettori «premiano il buongoverno del centrodestra». Matteo Salvini si leva, da parte sua, più di un sassolino dalla scarpa: «Agli insulti e alle polemiche della sinistra, i Marchigiani hanno dato una risposta chiara: GRAZIE».
Sul fronte dei perdenti, Elly Schlein al momento tace. Uno dei pochi a parlare è Francesco Boccia, il quale non a caso dice: questo risultato elettorale «è una cosa che riguarda le Marche, non il resto del paese».
E già, le Marche tornano a essere “solo” una regione. Non sono più l’Ohio d’Italia. Mal gliene incolse infatti, alla Schlein, di attribuire un forte significato politico a queste Regionali. L’enfasi con cui mesi fa lanciò la sfida al governo di centrodestra («daremo l’annuncio di sfratto a Giorgia Meloni da Palazzo Chigi») le si ritorce oggi contro. Se annuncio c’è, è semmai quello che il Pd e i suoi alleati sono destinati a rimanere all’opposizione.
Il ragionamento della leader del Pd era di una disarmante semplicità: se il campo largo avesse vinto nelle Marche, sarebbe potuto uscire con un lusinghiero 4-2 da questa tornata autunnale delle Regionali. Schlein dà per scontato che il centrosinistra rivincerà nelle Regioni in cui attualmente governa (Campania, Puglia, Toscana) e che perderà invece in Veneto e in Calabria (roccheforti del centrodestra). In un tale schema, strappare le Marche al centrodestra avrebbe annunciato un cambio di vento in favore del centrosinistra in tutta Italia, oltre che dare impulso al cantiere del campo largo.
La vittoria di Acquaroli dimostra invece che nessun vento favorevole al centrosinistra è in procinto di spirare nel Paese. La maggioranza di governo è solida al centro come in periferia.
Per quello che in particolare riguarda il centrodestra, questo successo nelle Marche consente di “sbloccare” la designazione dei candidati governatore nelle altre Regioni. Ora Meloni può dare il segnale verde alla Lega in Veneto. Il patto non scritto è che poi FdI avrà il diritto di chiedere la Lombardia alle prossime Regionali, previste nel 2027.
Tornando alle Marche, lo sconfitto Matteo Ricci si lamenta per la presunta “strumentalizzazione” dell’avviso di garanzia che gli è arrivato questa estate per fatti riguardanti il periodo in cui era sindaco di Pesaro. In realtà, alle origini della sua sconfitta, c’è, tra le altre cose, anche il fatto che ha cercato di cavalcare l’onda emotiva di Gaza e della Flotilla. Non per niente ha annunciato che, se fosse diventato governatore, avrebbe riconosciuto lo Stato di Palestina. Acquaroli ha invece impostato la sua campagna sui problemi locali e sul buon governo del territorio. Ha puntato sulla concretezza, senza voli retorici. E ha vinto.



