É previsto per questo pomeriggio, in Egitto, con precisone a Sharm El-Sheikh, l’inizio dei colloqui tra la delegazione israeliana e Hamas per discutere sul piano di pace in 21 punti di Trump per Gaza. Già questa mattina, al Cairo, si sono tenuti incontri preliminari tra la delegazione di Hamas e i rappresentanti di Egitto e Qatar.
In rappresentanza degli Usa vi saranno Steve Wiktoff e Jared Kushner, genero del presidente Trump, mentre, per Israele, il team sarà guidato da Ron Dermer, ministro degli Affari strategici, Gal Hirsch, uomo di punta del governo per la trattativa sugli ostaggi, il rappresentante delle Idf, Nitzan Alon, il vicedirettore dello Shin Bet, il consigliere per la politica estera del premier Netanyahu, Ophir Falk e diversi funzionari del Mossad e della difesa.
Sarà invece un alto funzionario di Hamas, Khalil Al-Hayya, a guidare la delegazione palestinese che dovrebbe suddividersi in due squadre: una si impegnerà nell’accordo sugli ostaggi con Israele e nel porre fine al conflitto, mentre l’altra prenderà parte agli incontri intra-palestinesi che mirano a “unire le fila e porre fine alle divisioni”.
Il primo argomento di discussione concerne il rilascio degli ostaggi. Su questo punto verterà il meeting tra la delegazione del gruppo islamista e i rappresentanti di Qatar, Egitto e Stati Uniti.
Il secondo livello dei colloqui si snoderà sulla questione del ritiro militare israeliano da Gaza unito al rilascio di 250 prigionieri palestinesi.
Intanto, i vertici israeliani avrebbero comunicato all’esercito di ridurre l’attività militare a Gaza City.
Nella giornata di ieri, Netanyahu, ha sottolineato che l’esito dei negoziati dipende totalmente da Hamas: “Non posso dirvi se accetteranno il rilascio degli ostaggi. Penso che sia possibile. Spero che accada, ma non posso garantirlo”.
Ma, se ciò non dovesse accadere, “Israele avrà il sostegno di Trump a un’azione decisa contro Hamas”.
Le pressioni da parte dei ministri israeliani di estrema destra, Ben Gvir e Smotrich, verso Netanyahu continuano. Entrambi hanno avvertito il leader che in caso di mancato disarmo di Hamas la guerra “dovrà ripartire”.
Stando a quanto emerso, Hamas, oltre il rilascio dei detenuti, domanderà un cessate il fuoco completo nel corso delle giornate dedicate ai negoziati insieme al ritiro dell’Idf dalle aree popolate e la cessazione dei raid militari per 10 ore al giorno (12 in quelle in cui gli ostaggi vengono rilasciati).
I servizi segreti egiziani hanno fatto sapere che ambedue delegazioni saranno situate nel medesimo edificio. L’alto livello di sicurezza é garantito: l’intelligence cairota ha spiegato di aver adottato misure “rigidissime sugli spostamenti e sui luoghi in cui si trova la delegazione di Hamas”.
I colloqui intrattenuti fino ad ora sono stati etichettati dal tycoon come “molto positivi” ma con riserva sulla tempistica. Il presidente americano ha precisato sul social Truth che bisogna “agire velocemente” se si vuole evitare “un enorme spargimento di sangue, qualcosa che nessuno vuole vedere”.
Il presidente ha poi annunciato che la prima fase dei negoziati dovrebbe concludersi in settimana.
Circa la flessibilità sul piano di pace, Trump ha dichiarato che non risulta necessaria poiché “tutti sono più o meno d’accordo, ma ci saranno sempre dei cambiamenti. É un grande affare per Israele, è un grande affare per l’intero mondo arabo, il mondo musulmano e il mondo intero, quindi ne siamo molto felici”.
Su questo, la ministra degli Esteri dell’Anp, Varsen Aghabekian, ha commentato che nonostante il piano non possa definirsi perfetto “menziona l’avvio di un percorso verso lo Stato palestinese”, dunque rappresenta un “passo nella giusta direzione”.
“Non è perfetto – ha proseguito – ma porterà a qualcosa, compreso il rilascio degli ostaggi e la liberazione dei prigionieri palestinesi che chiediamo da tempo”, ha concluso la ministra.

