Gaza, bloccata la nuova Flotilla. In Egitto scambiate liste dei prigionieri, il Qatar: «Da Israele impegni scritti»

mercoledì, 8 Ottobre 2025
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«Israele ci sta attaccando». All’alba dell’8 ottobre, le forze armate di Tel Aviv hanno abbordato, a ben 120 miglia marine, dalla costa tre barche della Freedom Flotilla Coalition. Pubblicando sui suoi canali social un nuovo video in cui si vede una delle sue imbarcazioni con dei soldati a bordo, la Ffc ha scritto che «l’esercito israeliano non ha giurisdizione legale sulle acque internazionali. La nostra flottiglia non rappresenta alcun pericolo. Trasportiamo aiuti vitali per un valore di oltre 110mila dollari in medicinali, dispositivi respiratori e forniture alimentari, destinati agli ospedali di Gaza». Ma tant’è…

In seguito, Israele ha fatto sapere di aver intercettato tutte le nove imbarcazioni della missione umanitaria assicurando che gli attivisti della Flotilla sono «tutti sono sani e salvi e in buona salute e saranno espulsi tempestivamente». L’Ambasciata e il Consolato d’Italia a Tel Aviv stanno seguendo il blocco della nuova Flotilla da parte della marina israeliana: «Sono una decina gli italiani fermati – spiega il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani – a loro verrà prestata tutta l’assistenza consolare necessaria con la richiesta al governo israeliano di garantire il rispetto dei diritti individuali fino al momento dell’espulsione».

Così Israele ha chiuso, a modo suo, anche quest’altra partita, attendendo gli sviluppi delle trattative mentre il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir visitava il Monte del Tempio per pregare per «la vittoria nella guerra, la distruzione di Hamas e il ritorno degli ostaggi». L’attenzione intanto è tutta spostata sui negoziati che promettono, con tutte le cautele del caso, bene.

Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty sostiene che altri paesi arabi firmeranno accordi di pace con Israele se la guerra a Gaza finirà. Aggiunge che il principale garante del successo dei colloqui in Egitto è lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Afferma inoltre che gli attuali colloqui a Sharm el-Sheikh si concentrano sulla prima fase del piano statunitense: porre fine alla guerra, portare aiuti, restituire gli ostaggi e rilasciare i prigionieri palestinesi. Nel negoziato è entrata anche la richiesta di Hamas di restituire i corpi dei suoi leader assassinati Yahya e Muhammad Sinwar insieme a quelli dei condannati per terrorismo e dei detenuti ancora in vita, in cambio dei 48 ostaggi detenuti dai gruppi terroristici a Gaza. La richiesta era già stata avanzata in precedenza, ma Israele l’aveva respinta. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar Majed al-Ansari ha fatto sapere, per spegnere ipotesi e speculazioni, che sono necessarie «forti garanzie internazionali scritte» per garantire che Israele adempia ai propri obblighi.

Al-Ansari afferma che il Qatar vuole garantire che i negoziati attualmente in corso in Egitto portino al ritiro di Israele da Gaza, all’ingresso di maggiori aiuti e alla fine definitiva della guerra. Osserva inoltre che il piano Trump attualmente in discussione esclude esplicitamente lo sfollamento dei residenti da Gaza, nonché la fine dei discorsi di annessione e occupazione. Afferma che le parti hanno concordato su 20 principi, ma “il diavolo si nasconde nei dettagli”, come si dice in inglese. Il primo ministro del Qatar Mohammed Abdulrahman Al Thani è atteso oggi in Egitto per partecipare ai negoziati indiretti in corso tra Israele e Hamas.

Altra circostanza incoraggiante è lo scambio delle liste dei prigionieri (israeliani e palestinesi) da scambiare secondo i criteri e i numeri concordati e, grazie agli sforzi dei mediatori, prevale uno spirito di ottimismo. Lo ha detto il movimento islamista palestinese Hamas, citato dall’emittente satellitare panaraba di proprietà emiratina «Sky news Arabia». «I mediatori stanno compiendo grandi sforzi per rimuovere qualsiasi ostacolo all’attuazione del cessate il fuoco e tra tutti prevale uno spirito di ottimismo. La delegazione del movimento ha dimostrato la positività e la responsabilità necessarie per raggiungere i progressi richiesti e portare a termine l’accordo», ha affermato Hamas. Intanto Fadwa Barghouti, la moglie del politico palestinese Marwan Barghouti, in carcere da oltre 23 anni in Israele, ha lasciato Ramallah ed è arrivata al Cairo. Lo ha riferito una fonte palestinese a Ynet. L’arrivo in Egitto della donna, ha sottolineato un’altra fonte, «suscita notevole interesse nel contesto dei negoziati per un accordo, in cui Hamas insiste per il rilascio di Barghouti».

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