Israele e Anp firmano l’accordo di pace. Ora c’è da costruire anche Gaza

lunedì, 13 Ottobre 2025
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Sotto gli sguardi benedicenti di Donald Trump e del presidente egiziano Al Sisi e gli occhi dei leader di mezzo pianeta, Israele e palestinesi hanno “firmato” una speranza. Hanno sottoscritto un’ipotesi di pace, che andrà però consolidata con ogni mezzo al di là di ogni irragionevole ripensamento, ma intanto le armi hanno finalmente smesso di mietere vittime. L’unico a mancare al tavolo dei grandi è proprio l’uomo più controverso della guerra, quel Bibi Netanyahu, che dopo un tira e molla durato qualche ora, ha deciso di rinunciare al viaggio a Sherm el-Sheik: era già pronta la sua sedia a fianco di Abu Mazen, capo dell’Autorità palestinese. Non ha partecipato al summit a causa della “vicinanza” della festività ebraica del Sukkot. Ma la sua presenza secondo numerose indiscrezioni sarebbe stata indigesta a parecchi convitati, a partire dal premier iracheno Muhammad Sudani pronto a lasciare il summit di pace se vi avesse partecipato anche il primo ministro Netanyahu.

Gli ultimi venti ostaggi viventi hanno fatto rientro di primo mattino in Israele, mentre i 1966 detenuti palestinesi venivano lentamente rilasciati e inviati a Gaza. Poco più di cento sono stati espulsi e inviati in Egitto. Lacrime e festeggiamenti per duecentomila persone raccolte in piazza a Tel Aviv e per migliaia di disperati tra le macerie della Striscia. Dicono, tutti, che la pace sarà duratura.

Sono 232 i giornalisti provenienti da tutto il mondo arrivati a Sharm el Sheikh, in Egitto, per seguire il vertice per la pace convocato dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi che ha coo-presieduto i lavori col presidente statunitense Donald Trump. Al vertice hanno partecipato oltre venti capi di Stato e di governo. Tra i presenti, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, Friedrich Merz (Germania), Emmanuel Macron (Francia), Pedro Sánchez (Spagna), Keir Starmer (Regno Unito) e la stessa Giorgia Meloni. Sono stati invitati anche i leader di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan, Indonesia, Giappone, Azerbaigian, Armenia, India, El Salvador, Cipro, Grecia, Bahrain, Kuwait e Canada. Assente l’Iran, il grande sconfitto.
La premier italiana è rimasta tutto il tempo in contatto con Washington e con gli altri principali attori internazionali al fine di «definire il contributo italiano allo sforzo collettivo per l’attuazione del Piano di pace e per la stabilizzazione, la ricostruzione e lo sviluppo della Striscia di Gaza», nonché per la ripresa di un processo politico «che porti a un quadro duraturo di pace, sicurezza e stabilità in Medio Oriente».

In attesa dell’arrivo di Trump, la Meloni ha incontrato il presidente dell’Egitto Abdel Fattah al-Sisi, che sottolineato l’importanza dell’accordo di cessate il fuoco, che corona i due anni di intensi sforzi compiuti dall’Egitto, in collaborazione con il Qatar e gli Stati Uniti, per porre fine alla catastrofe umanitaria che sta attraversando la Striscia di Gaza. Il presidente egiziano ha sottolineato l’importanza dell’accordo per porre fine allo stato di guerra, aumentare l’afflusso di aiuti umanitari e di soccorso, creare le condizioni per una rapida ricostruzione della Striscia e porre le condizioni per la creazione di uno Stato palestinese indipendente in conformità con le decisioni della legalità internazionale». I due hanno fatto il punto pure sulle relazioni bilaterali e in particolare sulla realizzazione dei progetti del Piano Mattei nei settori della formazione, dell’energia e dell’agricoltura sostenibile. Ma non solo. La Meloni ha partecipato anche a un incontro con i vari leader, tra cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron. Il futuro di Gaza sta per cominciare ma le questioni da affrontare saranno molteplici a partire dalla Cisgiordania, strapiena di coloni israeliani, che rappresenta il più grosso macigno alla formazione dello stato palestinese.

Intanto Donald Trump si gode il trionfo diplomatico e rivolge il proprio sguardo più a nord. Secondo il giornale Axios accoglierà venerdì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca.

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