Il consigliere di Putin parla chiaro: “I Tomahawk a Kiev coinvolgerebbero Usa nella guerra contro la Russia. Rischio per i Paesi Nato”

giovedì, 16 Ottobre 2025
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Il Corriere della Sera ha intervistato il consigliere di Putin, Dmitry Suslov.

Secondo il consigliere, il presidente americano Donald Trump starebbe “bluffando sui Tomahawk all’Ucraina” e quindi non avrebbe alcuna intenzione di darli: “È difficile per Mosca assumere che gli USA forniscano missili da crociera basati a terra, perché di questo di tratta nel caso dell’Ucraina, che non ha navi o sottomarini adatti. Fino a oggi, infatti non li hanno mai forniti a nessun Paese europeo alleato. Solo l’anno prossimo, secondo una decisione presa dall’amministrazione Biden, i Tomahawk dovrebbero essere consegnati alla Germania” e, nel caso in cui il presidente americano li fornisse, Suslov ha commentato che rappresenterebbe “una sostanziale escalation”.
Questo in quanto “i missili a medio raggio non possono essere usati senza la presenza di personale militare americano sul campo: il loro impiego implicherebbe quindi il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel conflitto contro la Russia. Il che contraddice tutte le dichiarazioni di Trump sulla de-escalation e le sue diverse priorità. Per questo consideriamo questa come una campagna di pressione, che non potrà funzionare. La Russia ha piena fiducia nella sua capacità di prevalere e conseguire i suoi obiettivi in Ucraina”. Poi, ha proseguito il consigliere di Putin, ”i Tomahawk non cambierebbero la correlazione delle forze sul terreno, non sono l’arma magica che rovescia le sorti del conflitto. Ma politicamente, sarà la fine irreversibile di ogni dialogo con l’Amministrazione Trump sul tema Ucraina. Ogni canale verrà chiuso, anche sul piano personale tra i due leader”, ha sottolineato.
Sulle eventuali conseguenze del loro impiego, quindi se potrebbero portare la Russia ad attaccare i territori Nato, Suslov ha detto che “dipenderà dal danno e dal fatto che colpiscano obiettivi strategici in territorio russo. Se così fosse, non ci sarebbe dubbio che colpiremmo obiettivi militari dentro i Paesi Nato. Ci sarebbe un’escalation orizzontale della guerra”.
Il consigliere ha poi evidenziato la delusione di Putin nei confronti del tycoon: “L’impulso positivo alle nostre relazioni dato dal summit estivo si è esaurito. Il problema è semplice: nella percezione della Russia c’era stata una intesa tra Putin e Trump sui parametri principali di un accordo finale e toccava al presidente americano presentarla agli europei, per far sì che insieme all’Ucraina ne accettassero la sostanza. Ma europei e ucraini lo hanno respinto. Non solo. Kiev con l’appoggio degli Stati Uniti ha indurito la sua posizione, senza che Trump facesse nulla per costringerla ad accettare l’intesa di Anchorage, anzi aumentando la pressione sulla Russia. La retorica sulla delusione verso Putin e il discorso sui Tomahawk sono parte di una campagna, più come minaccia per cercare di mettere Mosca nell’angolo e costringerla a cambiare posizione sui termini del piano di pace, che come prospettiva concreta”.
Circa la guerra ibrida che si é consumata negli ultimi mesi contro l’Europa e attribuita a Putin, il consigliere ha precisato: “È veramente difficile dire da dove vengano gli attacchi. Cito il caso della Danimarca, dove hanno arrestato alcuni hacker e il legame con la Russia non è stato provato. Forse dovremmo chiederci chi beneficia da tutto questo? Dalla prospettiva russa, serve a fomentare l’escalation che gli europei vogliono per convincere l’Amministrazione USA a cambiare atteggiamento e sostenere di più l’Ucraina. La Russia non ha alcun interesse a un’escalation, non ultimo perché sta vincendo”.
L’idea che ha preso piede in questi mesi é che Mosca stia testando la capacità di reazione della Nato: “È un fatto che questi episodi dimostrano l’impreparazione dell’Europa a qualsiasi tipo di confronto militare diretto con la Russia. Gli europei – ha continuato Suslov – si dividono e discutono se siano o meno in guerra con Mosca. Ma l’unica cosa certa è che non sono pronti a una vera guerra”.
Sull’escalation ha aggiunto: “L’interesse maggiore a un’escalation lo hanno l’Ucraina e i Paesi europei, specie quelli del fronte orientale”.
Con riguardo ai danni provocati dall’Ucraina alle infrastrutture energetiche e le fabbriche di armi russe, Suslov ha spiegato: “Fanno gravi danni, sicuramente. Ma siamo dentro una guerra di attrito. Ogni danno reciproco è relativo e i danni che la Russia causa all’Ucraina sono infinitamente più gravi e devastanti”.
Alla domanda sul motivo per cui se la Russia é convinta di star vincendo non riesca però a sfondare come dovrebbe, Suslov ha replicato: “L’introduzione dei droni ha cambiato fondamentalmente la dinamica e le tattiche della guerra. Di recente Valery Zaluzhny, l’ex capo delle forze di Kiev, ha scritto un articolo sostenendo proprio questa tesi. Tutto è visibile adesso, a causa dei droni. Non è più possibile avanzare rapidamente, perché ogni cosa visibile si può distruggere immediatamente. Quindi nessuna concentrazione massiccia di truppe, ma avanzate circoscritte affidate a piccole avanguardie di soldati”.
Ma, nonostante ciò, Suslov sostiene che “mentre le forze russe avanzano sia pur lentamente, eliminano molti soldati ucraini. E questo in una guerra di attrito è più importante della conquista di nuovo territorio, lo ammette anche Zaluzhny. Anche i russi muoiono certo, ma per Kievi il costo umano è un fatto debilitante, perché la scarsa disponibilità di truppe è il suo vero fianco debole. Il vantaggio russo in termini di droni e artiglierie è diventato enorme. L’Ucraina continuerà a resistere per un certo periodo di tempo, non possiamo prevedere quanto. Ma la sua sconfitta è inevitabile”.
Rimane però aperta la possibilità di un cessate il fuoco o un accordo di pace secondo Suslov ma a patto che “Trump cambi opinione e torni a far pressione sugli ucraini e sugli europei, invece che sulla Russia. L’accordo per noi rimane quello dell’Alaska. Altrimenti la guerra continuerà fino a quando Trump cambierà idea. E allora forse ci sarà un’altra opportunità per la pace”, ha concluso il consigliere.

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