Il fatidico incontro a Budapest fra Trump e Putin, che ha terrorizzato a lungo Zelensky e i suoi sponsor dell’Unione Europea, é stato rinviato. Tra le parti – Stati Uniti e Federazione Russa – ci sono divergenze insanabili circa le modalità con cui concludere la guerra in Ucraina. Quali divergenze ci sono? Non sono state fatte dichiarazioni ufficiali, ma il motivo del rinvio é abbastanza chiaro. Usa, Ue e Ucraina chiedono alla Russia un cessate il fuoco sulle linee del fronte, per poi iniziare le trattative di pace. La Russia é disposta a concedere il cessate il fuoco all’Ucraina, soltanto a condizione che l’esercito di Kiev si ritiri dal Donbass. Per una migliore comprensione, é opportuno fare il punto della situazione militare. Anche se il governo ucraino lo nega, di fatto l’esercito russo ha preso il controllo di due città chiave dell’Ucraina: Kupiansk e Pokrovsk (o Krasnoarmeysk). L’esercito ucraino, decimato dalle ingenti perdite (2 milioni circa di caduti e un numero imprecisato di invalidi) non é in grado di fermare l’avanzata russa. La presa di Pokrovsk da parte dei russi é talmente disastrosa per Kiev, da compromettere i rifornimenti dell’intera guarnigione ucraina. Con la presa di Pokrovsk, l’unico agglomerato della Repubblica Popolare di Donetsk in mano all’esercito ucraino, é quello che ruota attorno alle due città di Slaviansk e Kramatorsk. A questo punto la posizione di Putin é chiara: o l’esercito ucraino smobilita dal Donbass, o ce lo prendiamo con la forza. Insomma, o con le buone o con le cattive. In entrambi i casi la Russia avrebbe vinto la guerra. Se infatti Zelensky ordinasse la ritirata dell’esercito ucraino dal Donbass, gli elementi più radicali della sua compagine lo metterebbero a morte. Se viceversa la Russia vincesse sul campo di battaglia, comunque l’Ucraina crollerebbe anche dal punto di vista politico, oltre che militare. Questo Trump lo sa. Il presidente Usa, con una mossa dettata evidentemente dalla disperazione, ha giocato la sua (forse) ultima carta: ha imposto sanzioni alle due aziende petrolifere russe Rosneft e Lukoil. Come si é avuto modo di constatare, le sanzioni – dirette o indirette – contro la Russia non funzionano, anche perché Cina e India non sembrano disposte a rinunciare al petrolio (e al gas) russo. A proposito di energia, l’esercito russo sta smantellando sistematicamente l’intera rete elettrica ucraina. Purtroppo per gli ucraini si profila un inverno al buio e al gelo. Come finirà il braccio di ferro?



