Trimestre da primato per Eni, che archivia un utile netto adjusted di 3,5 miliardi di euro, in crescita del 66% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un risultato trainato da gas, chimica e rinnovabili, che consolida la posizione del gruppo guidato da Claudio Descalzi come uno dei player più solidi d’Europa.
Nel complesso, i ricavi trimestrali superano i 30 miliardi, con flussi di cassa operativi che consentono di finanziare il piano d’investimenti senza incremento dell’indebitamento. Il debito netto scende sotto i 10 miliardi, mentre la generazione di cassa lorda supera 6,8 miliardi di euro.
Il Consiglio d’amministrazione ha approvato un rafforzamento del programma di buyback fino a 3,5 miliardi, il doppio rispetto al 2023: una scelta che indica fiducia nella solidità del titolo e volontà di premiare gli azionisti. Parallelamente, prosegue l’impegno nella transizione energetica “realista”, con investimenti annuali superiori ai 10 miliardi tra esplorazione, gas, biocarburanti e rinnovabili.
La crescita è sostenuta dai risultati dell’upstream, con una produzione giornaliera media di 1,64 milioni di barili equivalenti (+4%) e nuovi progetti avviati in Congo, Angola e Algeria, oltre alle piattaforme offshore nel Mozambico e nel Mediterraneo orientale. Nel settore GNL (gas naturale liquefatto) Eni rafforza la propria presenza in Africa e in Indonesia, elemento cardine per la sicurezza energetica italiana ed europea.
Sul fronte delle rinnovabili, Plenitude ha superato 3 GW di capacità installata, con obiettivo a 7 GW nel 2026, mentre Eni Sustainable Mobility accelera su biocarburanti e idrogeno. L’azienda mantiene anche una quota crescente nel mercato retail, con oltre 10 milioni di clienti luce e gas.
Numeri che raccontano più di una trimestrale positiva: segnano il ritorno di una politica industriale italiana centrata sull’energia come leva strategica. Il “Piano Mattei” trova così un braccio operativo potente, capace di coniugare profitto, diplomazia economica e ricerca tecnologica.
In un’Europa che fatica a tenere il passo dei giganti americani e asiatici, Eni dimostra che la sovranità industriale passa ancora per il controllo delle risorse, delle tecnologie e dei flussi energetici.



