Dalle boutique del Marais ai grandi magazzini di Parigi, le violenze e i furti si estendono. Cresce la preoccupazione dei residenti, mentre alcuni esercenti valutano di ricorrere a guardie private per proteggersi.
Non sono più soltanto le vetrine dei negozi a essere nel mirino dei saccheggiatori. In Francia, la preoccupazione si estende anche alle abitazioni, dopo episodi in cui i vandali hanno preso di mira chi cercava di fermarli. Tra commercianti e residenti cresce la paura che le violenze possano degenerare ulteriormente, mentre alcuni esercenti stanno valutando di assumere guardie private e, in alcuni casi, pensano persino ad armarsi.
Nel quartiere de le Marais, a Parigi, una banda ha sfondato la vetrina del negozio di occhiali Le Binoclard, in rue de Saintonge, per portare via la merce. Un residente ha tentato di reagire dalla finestra lanciando acqua bollente contro i ladri. La risposta è stata immediata: insulti e pietre contro l’uomo, fino all’arrivo della polizia, che ha costretto il gruppo ad allontanarsi. Poco dopo, però, alcuni sono tornati e uno di loro ha preso a calci il portone del palazzo, nel tentativo di raggiungere il cittadino che aveva osato opporsi.
Un episodio simile si è verificato a Douai, nel nord del Paese. Durante una festa organizzata in una sala comunale, alcuni invitati hanno notato un gruppo intento a danneggiare le auto parcheggiate e sono usciti per intervenire. Costretti a rifugiarsi nuovamente all’interno, sono stati raggiunti da un giovane che ha devastato la sala e colpito con un martello una persona che stava riprendendo la scena con il telefono.
A Parigi i furti sembrano assumere modalità sempre più coordinate: accanto ai ragazzi che approfittano del caos per sottrarre piccoli prodotti dai supermercati, ci sono gruppi che prendono di mira le boutique di lusso, facendo incetta di borse, scarpe e vestiti. La merce viene nascosta sotto le auto parcheggiate e recuperata poco dopo dai complici, arrivati in moto o in macchina. In alcuni casi, i saccheggiatori si presentano con carrelli per trasportare oggetti voluminosi. È quanto accaduto al grande magazzino di elettrodomestici Darty, nell’XI arrondissement, una delle zone della capitale maggiormente colpite insieme all’area del Canal Saint-Martin.
In rue Beaurepaire, vicino al ristorante Le Petit Cambodge, teatro degli attentati terroristici del 13 novembre 2015, diversi negozi sono stati devastati. Nelle attività saccheggiate, la convinzione che i danni saranno coperti dall’assicurazione viene usata da alcuni per giustificare i furti. Ma per i proprietari le conseguenze sono ben più pesanti.
È il caso di Audélia Sitbon, farmacista, che ha visto la propria attività distrutta. “Vedete, tutto bruciato, tutto distrutto, il lavoro di una vita non esiste più”, ha raccontato in lacrime. Nel saccheggio è stato danneggiato anche il frigorifero che custodiva un farmaco dal valore di 13 mila euro, destinato a un cliente che ne aveva urgente bisogno.
La farmacista riferisce di aver chiamato subito la polizia, senza vederla arrivare durante le ore in cui il negozio veniva devastato.
La sensazione di abbandono e l’incertezza su ciò che potrà accadere alimentano così la richiesta di maggiore protezione. Alcuni commercianti si stanno organizzando con servizi di sicurezza privata, mentre altri arrivano a prendere in considerazione l’idea di armarsi.
Una prospettiva che evoca scenari di forte tensione sociale e richiama i timori di una possibile guerra civile, già evocati in Francia dopo gli attentati del 2015. Per i residenti e i negozianti, la domanda è ormai quanto ancora possa estendersi la violenza e se le strade e le attività commerciali riusciranno a tornare sicure.



