Caso Almasri, opposizione si infiamma. Schlein: “Vergogna, in Libia diritto vale di più”. Le interviste video

giovedì, 6 Novembre 2025
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Il caso del generale libico Almasri, accusato di torture e crimini contro l’umanità e rimandato in patria lo scorso gennaio dalle autorità italiane, è tornato a infiammare lo scontro politico dopo il suo recente arresto in Libia. Le opposizioni attaccano duramente il Governo Meloni, accusandolo di aver “calpestato il diritto internazionale” e di aver “trascinato l’Italia in una figuraccia mondiale”.

Caso Almasri, il video di Schlein che attacca Meloni e Tajani

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, intervenuta al Tempio di Adriano – margine dell’evento “Le donne di Domani” organizzato dal quotidiano Domani, ha parlato senza mezzi termini di una figura imbarazzante e vergognosa per il nostro Paese.

“Evidentemente per la procura libica il diritto internazionale non vale fino a un certo punto, come per il nostro Governo – ha detto Schlein –. Giorgia Meloni dall’inizio non ha mai voluto rispondere sui motivi di una scelta che ha visto riportare a casa un torturatore libico, mentre spendeva un miliardo di euro per costruire carceri in Albania in cui portare i suoi torturati. Continueremo a chiedere conto a questo Governo, che si è fatto aiutare dal Parlamento per non essere giudicato.”

Le altre interviste video all’opposizione

Durissimo anche il capogruppo dei senatori del Pd, Francesco Boccia, che parla di una forzatura gravissima e di un tradimento del diritto internazionale: “Sul caso Almasri il Parlamento si è espresso più volte, sotto gli occhi di tutti, di fronte alla forzatura che il Governo ha fatto, calpestando il diritto internazionale ed emarginando l’Italia rispetto alla Corte Penale Internazionale. È molto grave ciò che è accaduto, e anche le giustificazioni goffe di oggi. Io consiglierei ai rappresentanti del Governo di tacere, perché c’è un momento in cui un po’ di silenzio serve a salvare almeno la dignità delle istituzioni, che restano di tutte le italiane e di tutti gli italiani. Almasri andava arrestato e consegnato alla giustizia internazionale, non rimandato in Libia di soppiatto, tradendo non solo il diritto internazionale ma anche la dignità del Paese. La maggioranza – ha aggiunto – sapeva tutto e ha obbedito al Governo, come purtroppo capita da tre anni.”

Sulla stessa linea anche Peppe De Cristofaro, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, che accusa l’esecutivo di aver raccontato menzogne per nascondere la verità: “La maggioranza mente, perché la richiesta di estradizione, come si sta vedendo in queste ore, era successiva alla decisione scellerata di rimandare Almasri in patria. E voglio ricordarlo: è stato fatto su un aereo di Stato, con tutti gli onori. Siamo di fronte a una menzogna vera e propria raccontata dal Governo Meloni, che come sempre tenta di offuscare la verità. Ma la verità è un’altra ed è semplice: l’Italia non ha inseguito i trafficanti, come raccontava Meloni, ma ha liberato un criminale internazionale colpevole di stupri e crimini gravissimi. Una pagina vergognosa della storia della Repubblica.”

Alle critiche si aggiunge anche la voce del senatore del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli, che parla di ridicolizzazione internazionale dell’Italia: “Il caso Almasri si commenta da solo. Il Governo ha deciso di liberare, accompagnandolo con un volo di Stato, un criminale, e oggi si vedono le conseguenze. È la ridicolizzazione del nostro Paese, che aveva la possibilità di trattenere e consegnare alla Corte Penale Internazionale un criminale. Non l’abbiamo fatto, l’abbiamo liberato, e ora paghiamo quella scelta. Il percorso corretto era semplice: rispettare ciò che la Corte Penale Internazionale aveva indicato. Se davvero sapevano tutto, è ancora peggio, perché avevano un criminale per le mani.”

Per le opposizioni, dunque, il caso Almasri non è solo un errore politico e diplomatico, ma il simbolo di una gestione “improvvisata e irresponsabile” che ha compromesso la credibilità dell’Italia sul piano internazionale e messo in discussione il suo rispetto per i principi fondamentali del diritto e dei diritti umani. Ora si chiede nuovamente di riferire in Parlamento, ma il governo fa quadrato.

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