Negli ultimi giorni il tema dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole è tornato al centro del dibattito pubblico. La discussione sul disegno di legge che introduce l’obbligo del consenso dei genitori per affrontare questi argomenti alle medie e alle superiori ha riacceso un clima già molto teso, con maggioranza e opposizioni nuovamente contrapposte. Dopo il caso sorto attorno all’emendamento della Lega — prima approvato in commissione e successivamente ritirato in Aula — il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto duramente durante l’esame degli emendamenti, accusando le opposizioni di aver travisato il senso del provvedimento. Le sue dichiarazioni, giudicate da molti come un affondo politico, hanno ulteriormente accentuato lo scontro.
Per approfondire gli aspetti educativi e sociali di una questione che divide la politica ma riguarda direttamente scuola, famiglie e giovani, Lo Speciale ha intervistato la psicologa Enrica Passeri, specializzata in sessuologia clinica e iscritta all’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia.
Negli ultimi giorni il dibattito politico sull’educazione sessuale e affettiva è particolarmente acceso, mentre i casi di femminicidio e sessismo continuano a occupare le cronache. Ritiene che la scuola sia il luogo più adatto per affrontare questi temi?
«Ritengo che la scuola sia uno dei contesti fondamentali per affrontare questi temi, che spesso non vengono trattati né in famiglia né in altri ambienti educativi. La scuola ha due grandi vantaggi: è un luogo obbligatorio, quindi accessibile a tutti, e nasce con una funzione educativa. Proprio per questo, è naturale aspettarsi che al suo interno trovino spazio anche percorsi che aiutino ragazzi e ragazze a sviluppare consapevolezza su problematiche oggi purtroppo molto diffuse, come la violenza e il sessismo.»
Secondo lei, qual è l’età più appropriata per iniziare a parlarne con i bambini? E a chi sostiene che “una volta nessuno ci informava eppure non c’era tutta questa mancanza di empatia o violenza”, come risponderebbe?
«Le linee guida dell’OMS ci dicono chiaramente che la sessualità, composta da molte dimensioni diverse, va introdotta fin dalla nascita. Educazione sessuale significa anche — molto semplicemente — insegnare a chiamare le parti del corpo con il loro nome, oppure spiegare a un bambino della scuola dell’infanzia cosa sia il rispetto del corpo e dei confini propri e altrui.
Bisogna iniziare presto: è ovvio che non posso pretendere che un bambino di un anno e mezzo capisca subito che non si tirano i capelli agli altri, ma se non inizio a dirglielo già a quell’età, è molto difficile che a sei anni interiorizzi davvero quella regola. Serve un percorso graduale.
Quanto a chi sostiene che “un tempo non c’era educazione sessuale e non c’era la violenza”, non è vero. La violenza c’era eccome, ma era semplicemente accettata o nascosta. Oggi, invece, la riconosciamo e la denunciamo.»
Se il disegno di legge attualmente in discussione non subirà ulteriori modifiche, alle scuole medie e superiori sarà necessario il consenso esplicito dei genitori per tutte le iniziative legate alla sfera della sessualità. Qual è la sua opinione in merito?
«Credo sia una misura controproducente. Al di là degli strumenti conoscitivi che l’educazione sessuale offre ai giovani, dobbiamo considerare un dato fondamentale: la stragrande maggioranza dei casi di abuso avviene all’interno del nucleo familiare — genitori, fratelli, sorelle, altri parenti. È evidente che proprio queste famiglie non concederanno il consenso per partecipare a percorsi educativi di questo tipo.
Il risultato? Da un lato, ragazze e ragazzi non avranno accesso a informazioni che potrebbero aiutarli a capire la situazione in cui si trovano; dall’altro, la scuola non sarà più in grado di intercettare segnali o richieste di aiuto che spesso emergono proprio durante il confronto con gli studenti.
Se questo confronto viene impedito da un semplice foglio di carta non firmato, allora possiamo dire addio alla funzione educativa della scuola. È un doppio fallimento: dell’educazione e del supporto.»



