Veneto, è finita l’era del “Doge” Luca Zaia, ma prosegue quella del centrodestra. E prosegue alla grande, come peraltro da pronostico. Alberto Stefani, candidato governatore della coalizione è proiettato verso una vittoria di oltre il 60%, praticamente il doppio di quanto è accreditato il competitore di centrosinistra, Govanni Manildo, che si attesta poco sopra il 30. Il resto va ai candidati delle liste minori.
La premier Giorgia Meloni si è già complimentata con il vincitore. «Alberto Stefani – ha detto- sarà il nuovo Presidente della Regione Veneto. Una vittoria frutto del lavoro, della credibilità e della serietà della nostra coalizione. A lui vanno i miei complimenti e i migliori auguri per le sfide che lo attendono».
Il vero motivo di interesse politico di queste elezioni in Veneto era però un altro: l’esito del “derby” tra Fratelli d’Italia e Lega sul primato dei voti in Regione. Secondo le proiezioni, il partito di Matteo Salvini è molto avanti rispetto a quello di Meloni: 36% contro 18,8.
Nelle elezioni europee dello scorso anno, FdI aveva ottenuto molti più voti del Carroccio superando il 37% a fronte di poco più del 13% della Lega. Ora i rapporti di forza si sono decisamente ribaltati, ma ciò è dovuto innanzi tutto al grande peso politico di Zaia (che era comunque presente nella competizione, ancorché non come candidato governatore) e poi anche dalla non secondaria circostanza che il nuovo “Doge” è espresso dalla Lega stessa.
La posta in gioco è rappresentata non solo dai rapporti di forza in Regione (Fratelli d’Italia pretenderà un cospicuo numero di assessorati a fronte del “sacrificio” di aver ceduto all’alleato il candidato governatore) ma anche dagli equilibri dentro la coalizione a livello nazionale. FdI reclama già il candidato governatore della Lombardia in vista delle elezioni nella regione-culla del Carroccio. E questo potrà dare il senso di una svolta storica dopo la lunga egemonia al Pirellone di Forza Italia prima (con Roberto Formigoni) e della Lega poi (con Roberto Maroni e successivamente con Attilio Fontana).
Resta ora da vedere se il risultato odierno potrà in qualche modo indurre i leghisti a frapporre ostacoli al disegno meloniano. Ma pare comunque difficile, visto che FdI, primo partito della coalizione, non si fregia di alcun governatore nelle regioni del Nord, che sono il grande serbatorio elettorale per il centrodestra.
Chi oggi è più contento di tutti è Salvini, che può riprendere fiato rispetto alla pressione dei suoi avversari interni. È comunque probabile che il successo di oggi lo renderà meno “nervoso” all’interno della coalizione, come era invece apparso negli ultimi tempi.
Un campanello d’allarme per il centrodestra è però rappresentato dalla bassissima affluenza al voto, crollata al 44,20% dopo il 61,93% registrato alle precedenti Regionali. Per Meloni, Salvini e Tajani non è un buon segno che il pur ampio successo in Veneto coincida con il picco dell’astensionismo. Si può certo osservare che avrà in qualche modo inciso l’assenza del popolarissimo Zaia come candidato governatore, cioè dello stesso personaggio che aveva fortemente motivato i suoi corregionali in nome di una sorta di “venetismo” (la battaglia per l’autonomia differenziata è partita da qui). Ma questo crollo della partecipazione al voto è comunque il segno della disaffezione politica in una delle regioni roccaforte del centrodestra. I tre leader della coalizione di governo non dovrebbero sottovalutare un simile dato, soprattutto nella prospettiva delle Politiche del 2027.



