Stretta sui rimpatri e via libera agli hub, svolta in Ue. I centri in Albania tornano il modello da seguire

martedì, 9 Dicembre 2025
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Politica migratoria

La riforma della politica migratoria nell’Unione europea prende forma. A Bruxelles gli stati membri hanno approvato i tre provvedimenti cruciali della nuova procedura: il regolamento che rivede il concetto di paese terzo sicuro; quello che introduce il primo elenco a livello Ue di paesi di origine sicuri, che consentirà agli Stati membri di trattare le domande di protezione internazionale in modo accelerato e l’istituzione dell’organismo di solidarietà annuale per il 2026, uno degli elementi principali del Patto Ue su migrazione e asilo, che fornisce un sostegno efficace agli Stati membri sottoposti a pressione migratoria. Soddisfatte la Commissione europea, per cui finalmente è l’Europa che decide chi deve restare e chi no, e la presidenza danese, che ha fatto della migrazione il suo cavallo di battaglia. Esulta anche l’Italia: «La svolta che il governo italiano ha chiesto in materia di migrazione c’è stata e l’Italia ha giocato un ruolo importante», osserva il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Saranno creati anche i centri di smistamento per i rimpatri, dei quali l’Italia, con i centri in Albania, è stata precorritrice. Tali centri di rimpatrio possono fungere sia da luoghi di destinazione verso il paese di rimpatrio finale sia verso la destinazione finale. Il regolamento chiarisce che il “paese di rimpatrio” può essere un paese con cui esiste un accordo o un’intesa in base alla quale viene accettata la persona che non ha diritto di soggiornare negli Stati membri.

«Con l’anticipazione dei tempi di entrata in vigore del quadro regolatorio europeo, i centri in Albania si ricandidano con forza a essere attivi su tutte le funzioni per i quali erano stati concepiti», continua Piantedosi, prospettando anche accordi con altri Paesi, come sta già avvenendo con il centro in Uganda che i Paesi Bassi vogliono istituire, ma anche con le iniziative nei Balcani avviate dalla Danimarca, ad esempio.

Il Consiglio ha definito anche il concetto di Paese terzo sicuro, consentendo agli Stati membri di respingere una domanda di asilo come inammissibile (senza esaminarne il merito) quando i richiedenti asilo avrebbero potuto chiedere e, se ammissibili, ottenere protezione internazionale in un Paese terzo considerato sicuro per loro. Gli Stati membri devono applicare una procedura accelerata per i richiedenti provenienti da un paese di origine sicuro e possono svolgerla alla frontiera o nelle zone di transito. Allo stato attuale, il Consiglio ha convenuto che i paesi di origine sicuri debbano essere: Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Sull’organismo di solidarietà annuale, per il 2026 il numero di riferimento deciso è di 21mila ricollocamenti, su un massimo di 30mila annui, pari a 420 milioni di euro di contributi finanziari. Sulla base della valutazione dei criteri quantitativi e qualitativi stabiliti nel Patto, la Commissione europea ha concluso che Cipro, Grecia, Italia e Spagna sono sottoposti a pressione migratoria. Di conseguenza, questi Paesi possono beneficiare delle misure previste di solidarietà. Sei Paesi (Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Croazia, Austria e Polonia, hanno invece ottenuto il riconoscimento di paesi che si trovano ad affrontare una situazione migratoria significativa a causa della pressione migratoria cumulativa degli anni precedenti. E pertanto possono usufruire di un’esenzione dai loro obblighi di solidarietà. Di questi, quattro paesi hanno chiesto la detrazione totale, mentre altri due solo parziale. Non solo, l’Italia ha raggiunto un accordo con la Germania e la Francia per l’azzeramento dei cosiddetti “dublinanti”, cioè dei migranti entrati nell’Ue attraverso l’Italia che poi si sono recati in un altro Paese Ue e della cui accoglienza doveva farsi carico l’Italia. Anche la Grecia ha raggiunto lo stesso accordo con Berlino. Insomma, si va verso la fine dei movimenti secondari, soppiantati dal nuovo sistema incentrato sull’esternalizzazione della migrazione. «Con la Germania – aggiunge Piantedosi – abbiamo condiviso una posizione anche di definizione del ruolo delle organizzazioni non governative che sono presenti nel Mediterraneo come un vero e proprio attrattore e quindi anche su questo l’Italia porta anche gli altri paesi sulle proprie posizioni».

«Siamo a un punto di svolta», ha commentato anche il commissario all’Interno Magnus Brunner. Lo schema finale si capirà solo con l’entrata in vigore in Gazzetta Ufficiale.

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