“Non sussistono elementi che possono far parlare di sicurezza per lo Stato o per l’ordine pubblico. L’Imam torna libero”. Si è espressa così la Corte d’Appello di Torino che ha accolto il ricorso di Shahin, l’Imam di Torino che a novembre era stato espulso per il ruolo di rilievo in ambienti dell’Islam radicale. Ma nonostante i giudici abbia no accolto il ricorso presentato dall’avvocato dell’imam Mohamed Shahin pronunciandosi a favore della cessazione del trattenimento nel Cpr di Caltanissetta, a quanto pare il Viminale andrà avanti sull’espulsione. Il ministero dell’Interno, infatti, farà ricorso in Cassazione per ottenere il rimpatrio dell’Imam ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale. Non sono mancate le polemiche da subito in ambienti della maggioranza di governo, prima tra tutti a pronunciarsi sul delicato caso la premier Meloni che non usa mezze misure per criticare l’operato della giustizia in questo caso: “Come facciamo a garantire sicurezza così? Parliamo di una persona che ha definito l’attacco del 7 ottobre un atto di resistenza, negandone la violenza. Che, dalle mie parti, significa giustificare, se non istigare, il terrorismo”, questo il commento a caldo sui social della premier Giorgia Meloni. A rincarare la dose e lo sdegno per le decisioni della magistratura anche il commento del capogruppo di Fdl alla Camera Galeazzo Bignami che così si esprime: “L’ennesimo schiaffo allo Stato e a chi ogni giorno lavora per proteggerlo. Una decisione grave e incomprensibile riguardo una persona che ha giustificato il violento attacco terroristico del 7 ottobre e che di fatto vanifica il grande lavoro fatto dalle nostre Forze dell’Ordine e dal Viminale, rimettendo in circolazione un soggetto ritenuto pericoloso, e addirittura accogliendo la linea difensiva dell’imam’’. Ripercorriamo le tappe. Alla fine di novembre, il ministro dell’Interno Piantedosi dispone l’espulsione dell’Imam egiziano della Moschea Omar Ibn Khattab di via Saluzzo. Secondo il decreto, Shahin ha ‘un ruolo di rilievo in ambienti dell’Islam radicale, incompatibile con i principi democratici e con i valori etici che ispirano l’ordinamento italiano, ed ‘è messaggero di un’ideologia fondamentalista e anti-semita essendosi anche reso responsabile di comportamenti che costituiscono una minaccia concreta attuale e grave per la sicurezza dello Stato. Nel decreto si faceva inoltre riferimento alle dichiarazioni fatte durante la manifestazione pro Pal del 9 ottobre scorso in cui a più riprese il religioso islamico ha difeso i terroristi di Hamas legittimando lo sterminio di inermi cittadini israeliani il 7 ottobre del 2023. Dichiarazioni che, secondo il documento, avevano generato una vasta risonanza mediatica e suscitato indignazione e sgomento anche tra i meno radicali del movimento pro Pal. A carico dell’uomo inoltre risulta una denuncia per il reato di blocco stradale nel corso di una manifestazione del 17 maggio scorso a Torino.



