È sempre rischioso agitare in politica la clava del moralismo: prima o poi una mazzata arriva anche a chi l’ha tirata fuori per primo. È quello che sta succedendo negli Usa con la pubblicazione dei file di Jeffrey Epstein. Adesso nei guai è finito Bill Clinton: stanno facendo il giro del web e dei media le foto che ritraggono l’ex presidente americano mentre si sollazza nelle feste del finanziere pedofilo.
Già era imbarazzante vedere Clinton godersi la piscina di Epstein. Adesso è spuntata anche un’immagine in cui compare una bella ragazza bionda sulle ginocchia dell’ex inquilino della Casa Bianca. Il tutto a bordo del jet privato del miliardario sporcaccione.
Per i democratici è un duro colpo perché Bill Clinton è uno dei presidenti Usa più popolari, dopo il repubblicano Ronald Reagan, dell’ultimo mezzo secolo, un capo di Stato ancora più amato del già apprezzato Barack Obama. E questo poiché gli otto anni del vecchio Bill nello Studio Ovale della Casa Bianca coincidono con il periodo di massima potenza americana nel mondo. Parliamo dei ruggenti anni Novanta, con l’economia a gonfie vele, con il decollo della globalizzazione che prometteva ricchezza per tutti, con la Russia post-sovietica che si leccava le ferite e si allontanava dagli scacchieri caldi della Terra, con la Cina ancora sotto controllo, con le bombe “umanitarie” sulla Serbia che permettevano agli Stati Uniti a ergersi come gigante (e gendarme) “buono” del mondo, con Osama Bin Laden, sì già in agguato, ma ancora sconosciuto. Insomma, un ciclo di vera e incontrastata grandezza che i democratici esibiscono anche oggi con orgoglio davanti alle inquietudini, alle divisioni, ai veleni e agli isterismi che, piaccia o non piaccia, punteggiano l’attuale stagione politica americana.
Anche questo tesoretto di glorie passate rischia però di dissolversi nei sarcasmi e nelle battutacce che inondano i social in queste ore. Riemerge all’improvviso il lato più oscuro della presidenza Clinton, quando intorno alla Casa Bianca era un fiorire di scandali e scandaletti sessuali. Non ci fu solo il caso di Monica Lewinsky, la prosperosa stagista che esibì le “prove” di un atto di sesso orale praticato al numero uno di Washington nello Studio Ovale. Ci furono anche altre donne che denunciarono abusi e palpeggiamenti vari, tanto che gli avversari di Clinton lo definivano, ridacchiando, il «presidente che non sa tenere chiusa la cerniera dei pantaloni».
Chi in queste ora se la gode alla grande sono i repubblicani, a partire ovviamente dal capo dei capi. I democratici accusano Donald Trump di aver sapientemente manovrato, attraverso la biondissima procuratrice generale Pam Bondi, la pubblicazione dei file che incastrano Clinton rigettando in campo democratico il letame scaturito dall’”affaire” Epstein. Operazione, a quanto pare, perfettamente riuscita perché da due giorni non si parla più degli imbarazzanti rapporti tra il tycoon e il finanziere pedofilo ma delle non meno imbarazzanti foto di Clinton alle feste di Epestein.
In conclusione, “The Donald” tira un sospiro di sollievo. Ma fino a quando? Il grosso dei file che riguardano l’attuale presidente non è ancora uscito. E potrebbe anche trattarsi di materiale scottante, come sibilò Elon Musk nei giorni della rottura con Trump. Per quanto tempo ancora la fida Pam Bondi potrà tenere tutta questa roba sotto chiave? Il moralismo e lo scandalismo rappresentano armi politicamente letali. Per tutti.



