Manovra approvata in Senato, Giorgetti “Salita a 22 miliardi”. Tutte le interviste | Video

martedì, 23 Dicembre 2025
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La Manovra ottiene il via libera definitivo del Senato al termine di una giornata politicamente tesa, segnata dalle proteste delle opposizioni in Aula, dai cartelli con la scritta “Voltafaccia Meloni” e da un confronto durissimo sul merito della legge di bilancio. Il governo Meloni rivendica una traiettoria di stabilità dei conti, misure a favore di lavoratori e imprese e un impianto che, secondo la maggioranza, tiene insieme crescita, responsabilità e attenzione sociale. L’opposizione, al contrario, parla di una manovra modesta, inadeguata, priva di una visione per il Paese e lontana dalle promesse elettorali del 2022. Tutte le interviste de Lo Speciale raccolte a Palazzo Madama dopo il voto.

Manovra approvata in Senato, Giorgetti festeggia e scaccia le tensioni

A difendere l’impianto della legge di Bilancio è in primis il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che al termine del voto si presenta disteso ai cronisti : “Tutto è bene ciò che finisce bene e credo che sia una buona legge di bilancio che conferma una traiettoria positiva per il Paese e per gli italiani e quindi andiamo avanti. Carbone da Salvini per Natale? Siamo in transizione green, quindi non si usa più”.

Giorgetti chiarisce poi i numeri complessivi della manovra, cresciuti rispetto alle stime iniziali: “È salito perché con l’ultimo maxi emendamento abbiamo integrato gli stanziamenti per Transizione 5.0, per la ZES unica e soprattutto per il settore delle opere pubbliche e per le imprese sull’adeguamento prezzi. Quindi tiene tutto”.

Alla domanda sull’ammontare complessivo, il ministro conferma le cifre circolate: “Adesso siamo arrivati a circa 22 miliardi, ma quello che vorrei sottolineare è che siamo intervenuti su questioni che sembravano quasi impossibili. La detassazione, o meglio la tassazione solo al 5% degli aumenti contrattuali, era qualcosa che veniva chiesto da sempre dai sindacati e l’abbiamo fatto naturalmente per i lavoratori dipendenti con redditi più bassi. La tassazione all’1% dei salari di produttività credo che sia anche sintomatica della direzione verso cui si deve andare”.

E respinge le critiche dell’opposizione sul fronte imprese: “L’opposizione dice sempre che si può fare di più. C’era anche una canzone che diceva che si può fare di più, ma io penso che le richieste, se voi andate a vedere quelle di Confindustria e di Orsini prima dell’inizio della legge di Bilancio, alla fine quadrano esattamente col tipo di risposta che abbiamo dato noi.”.

Le reazioni di maggioranza e opposizione in Senato al voto

Sulla stessa linea il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, che rivendica l’attenzione al ceto medio e ai temi sociali: “Nella Manovra c’è attenzione al ceto medio, con la riduzione delle tasse, attenzione alle famiglie, attenzione alla sanità, al tema dei salari, insomma mi sembra che ci sia stata una grande volontà comunque di venire incontro alle esigenze dei cittadini”.

Sul nodo delle spese militari, Romeo richiama le parole del presidente della Repubblica: “Abbiamo sentito il presidente Mattarella dire che sono impopolari ma necessarie. Poi però noi insistiamo sul fatto che siano concentrate sulla difesa degli interessi nazionali: la difesa dei confini dall’immigrazione incontrollata e irregolare, la difesa delle infrastrutture strategiche, porti, aeroporti, oleodotti, gasdotti, la prevenzione dei rischi di terrorismo e radicalismo”.

Quanto al salario minimo, il leghista respinge le accuse: “È molto curiosa questa proposta perché la tirano fuori adesso dopo che sono stati per dieci anni al governo. Mi sembra che nella manovra ci sia una detassazione molto forte del 5% per tutti gli imprenditori che vogliono aderire ai rinnovi contrattuali. È un incentivo importante all’aumento dei salari”.

E sulle tensioni interne alla Lega per il capitolo pensioni minimizza: “C’era unità di intenti nel cercare di migliorare quella norma, togliendo l’ipotesi ristretta sull’innalzamento dell’età pensionabile. Il Parlamento è qua per questo”.

Dall’opposizione, Carlo Calenda prova a offrire un giudizio che definisce equilibrato: “È importante tenere i saldi sotto controllo perché siamo in un periodo di grande instabilità. Alcune cose vanno riconosciute, come l’accoglimento della nostra proposta su Industria 4.0, le iniziative sui salari e la sanità che supera il tasso di inflazione”.

Ma la critica resta netta: “Manca un’idea del Paese. Non si fa nulla sull’energia, è debolissima sulla manifattura, stiamo perdendo l’Ilva, le aziende del gruppo Fiat, e non si fa praticamente nulla su donne e giovani”.

Calenda attacca anche le contraddizioni interne alla maggioranza: “C’è un problema gigantesco che è la Lega al governo e l’incapacità di produrre un pensiero sul Paese. Ci sono cose buone che ammettiamo, ma governare non vuol dire sedere sui banchi del governo, vuol dire esprimere un cambiamento per l’Italia”.

In Aula le opposizioni compatte alzano cartelli con la scritta “Voltafaccia Meloni”. Francesco Boccia parla di promesse tradite: “È l’incoerenza fatta persona. Le accise sono aumentate, le pensioni sono diminuite, l’età pensionabile è aumentata. Aveva promesso pensioni a 1.000 euro. Il lavoro è sempre più povero e sul salario minimo il governo ha fatto muro”.

Boccia attacca anche sul Mezzogiorno: “Hanno allargato la ZES senza adeguare le risorse, sacrificando il Mezzogiorno. Le norme sui livelli essenziali delle prestazioni cristallizzeranno le diseguaglianze. La Corte Costituzionale si era opposta, ma il governo è andato avanti lo stesso. Non glielo permetteremo”.

Durissimo anche il giudizio del responsabile economico del Pd, Antonio Misiani: “È una manovra molto modesta, del tutto inadeguata a rilanciare la crescita e a ridurre le disuguaglianze. Avrà un impatto zero sui consumi, zero sul PIL e negativo sugli investimenti”.

Sul lavoro e sulla sanità è netta la bocciatura nonostante i proclami del governo: “Oggi quasi 6 milioni di persone rinunciano a curarsi. Servivano risposte su questi fronti, ma nella legge di Bilancio c’è poco o nulla. Bene che sia stata tolta la norma sugli arretrati, che era una vergogna”.

Per Avs, con Peppe De Cristoforo, il giudizio è molto negativo: “È una manovra che non risponde ai bisogni reali del Paese. Crescono le diseguaglianze, l’inflazione, i salari restano fermi. Sarebbero serviti provvedimenti più coraggiosi e andare a prendere i soldi dove sono, tassando gli extraprofitti. Il governo ha scelto una linea di austerità e una forte centralità del riarmo”.

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