Avrebbero raccolto e trasferito oltre sette milioni di euro per finanziare Hamas, utilizzando associazioni formalmente impegnate nella solidarietà alla popolazione palestinese. È quanto emerge da una vasta operazione antiterrorismo scattata all’alba e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, che ha portato all’arresto di nove persone e all’applicazione di misure cautelari e patrimoniali nei confronti di tre società riconducibili ai gruppi Pro Pal.
L’operazione, condotta dalla Digos di Genova in raccordo con la Direzione centrale della polizia di prevenzione, insieme al Nucleo di polizia economico-finanziaria e al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza, ha dato esecuzione a un’ordinanza del gip genovese che dispone anche il sequestro di beni per un valore complessivo di circa otto milioni di euro.
Pro Pal arrestati per finanziamento ad Hamas, c’è anche Hannoun
Al centro dell’indagine figura Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, indicato dagli inquirenti come membro del comparto estero di Hamas, componente del board of directors della European Palestinians Conference e vertice della cellula italiana dell’organizzazione terroristica. Hannoun è stato legale rappresentante dell’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese (A.B.S.P.P.) dal 21 settembre 2001 al 20 marzo 2018 e, successivamente, amministratore di fatto dell’associazione. È inoltre rappresentante legale della A.B.S.P.P. ODV fin dalla sua costituzione nel 2003, nonché amministratore di fatto dell’Associazione Benefica La Cupola d’Oro e dell’Associazione Benefica La Palma, costituite – secondo l’accusa – per proseguire l’attività di finanziamento nonostante i blocchi imposti dal circuito finanziario.
Secondo gli investigatori, Hannoun avrebbe destinato una parte rilevante dei fondi raccolti, oltre il 71%, al finanziamento diretto di Hamas o di associazioni ad essa collegate o controllate, sottraendo risorse alle finalità dichiarate di assistenza umanitaria alla popolazione civile di Gaza. Complessivamente, a partire dal 18 ottobre 2001 e soprattutto dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, avrebbe contribuito a versare all’organizzazione terroristica circa 7.288.248,15 euro.
Indagati con lui anche Ed Hussny Mousa Dawdud Ra’, membro del comparto estero di Hamas e referente, insieme a Hannoun, della cellula italiana. Ra’ è dipendente della A.B.S.P.P. ODV dall’agosto 2016 ed è responsabile, con Yaser Elasaly, della filiale milanese dell’associazione. Raed Al Salahat, anch’egli indicato come membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica, dal maggio 2023 è componente del board of directors della European Palestinians Conference, dove opererebbe in stretto contatto con Majed Al Zeer. È ritenuto parte della cellula italiana di Hamas ed è stato dipendente della A.B.S.P.P. tra il 2011 e il 2019, tornando a collaborare dal luglio 2024 come referente per Firenze e la Toscana.
Tra gli indagati figura anche Yaser Elasaly, membro del comparto estero di Hamas e componente della cellula italiana, dipendente della A.B.S.P.P. ODV dal febbraio 2016 e responsabile, insieme a Ra’, della sede milanese dell’associazione. Coinvolto infine Jaber Albustanji Riyad Abdelrahim, anch’egli indicato come membro del comparto estero di Hamas e della cellula italiana, dipendente della A.B.S.P.P. ODV dal febbraio 2015, che avrebbe collaborato attivamente alla raccolta di fondi, anche durante incontri a carattere propagandistico.
Agli indagati viene contestata l’associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, per aver fatto parte e finanziato Hamas, organizzazione indicata come terroristica dall’Unione europea e ritenuta responsabile, tra l’altro, dell’attacco del 7 ottobre in Israele, costato la vita a circa 1.200 persone e culminato nel sequestro di quasi 200 ostaggi.
Le parole di Piantedosi
Sull’operazione è intervenuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che l’ha definita “molto importante e significativa”. “Pur con la doverosa presunzione di innocenza che va sempre riconosciuta in questa fase – ha dichiarato – è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche di matrice islamista. Un pericolo rispetto al quale c’è la massima attenzione da parte del nostro governo”.
Piantedosi ha poi sottolineato come, grazie alla professionalità della Direzione centrale della polizia di prevenzione e dei nuclei specialistici della Guardia di finanza, sia stato possibile ricostruire contatti e flussi finanziari su scala internazionale, ringraziando il capo della polizia, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e i magistrati della Dda di Genova per il coordinamento dell’indagine.



