Tu chiamali, se vuoi, riflessi pavloviani. Fatto sta che la sinistra italiana continua a vedere in qualsiasi tiranno sudamericano una sorta di novello Che Guevara o Fidel Castro. L’importante è che sia contro gli Usa. Non conta poi se questo “eroe” si macchia di crimini orrendi, perseguita gli oppositori, viola sistematicamente i diritti umani. Non fa eccezione Nicolas Maduro. In questa giornata abbiamo assistito a una incredibile sequela di dichiarazioni di condanna dell’intervento Usa in Venezuela.
La levata di scudi contro Trump accomuna i “liberal” del Pd ai puri e duri di AVS passando per i barricadieri del M5S. Ovviamente, nessuno usa più espressioni anacronistiche come “imperialismo americano”. Si preferisce appellarsi, non all’ “internazionalismo proletario”, ma al diritto internazionale che sarebbe stato violato dall’attacco a Caracas e dalla cattura del dittatore. La sostanza è sempre la stessa: giù le mani dal “compagno” Maduro. E chi se ne importa se, in questi anni, il Venezuela è diventato una sorta di hub del narcotraffico.
Cominciamo da Laura Boldrini, che bolla l’operazione Usa come una «aggressione brutale». L’ex presidente della Camera precisa di non avere «alcuna simpatia» per Maduro. E meno male… La condanna dell’intervento in Venezuela non è che il pretesto per sparare ad alzo zero sulla politica della Casa Bianca. «Siamo di fronte -dice la deputata del Pd- a un’altra prova di forza messa in atto dal Presidente Donald Trump che in ogni circostanza critica, anziché il dialogo e la mediazione, usa le armi, creando ulteriori problemi e instabilità. Per questo ci aspettiamo che l’Italia, l’Ue, e tutta la comunità internazionale condannino con forza l’attacco al Venezuela».
Sulla stessa linea Lia Quartapelle, sempre del Pd, che parla di «precedente pericoloso». Più astuta invece la leader Elly Schlein che non si scopre direttamente, preferendo esprimere la sua contrarietà all’azione americana attraverso una telefonata al ministro degli Esteri Antonio Tajani in cui parla di «preoccupazione» e «apprensione». Sia detto per inciso, ultimamente la segretaria dem sta bene attenta a come muoversi al fine di non offrire pretesti alle critiche di riformisti e moderati del suo stesso partito.
Veementi sono invece le parole dei leader di AVS, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i quali affermano che «l’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile». Per i due leader della sinistra occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione». Per la premiata ditta Binelli & Fratoianni «le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo». E poi l’affondo più duro: «Trump si comporta come un pirata globale che punta a costruire un ordine globale fondato sulla forza e in aperta violazione del diritto internazionale». Quindi, l’appello al governo italiano: «Chiediamo con forza che il governo Meloni prenda subito una posizione di esplicita e forte condanna di questa ennesima violazione del diritto internazionale».
Va giù duro anche il leader del M5S Giuseppe Conte secondo il quale saremmo di fronte a una «palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente».
Non poteva mancare di unirsi al coro degli “indignados” di sinistra Maurizio Landini, il quale reclama «l’immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’impegno immediato per il ripristino della legalità internazionale». Che vuol dire? Forse che Nicolas Maduro deve tornare a opprimere la sua gente?
Insomma, tutti insieme appassionatamente contro Donald Trump e la sua politica, anche a costo di difendere un indifendibile dittatore. Vale la pena ricordare che anche Fidel Castro imprigionava e perseguitava i suoi. Ma per la sinistra italiana non ha mai cessato di essere un mito e un’icona. Nulla di nuovo sotto il sole.



