Ddl stupro, c’è l’ok del Senato ma è scontro tra governo e opposizione 

mercoledì, 28 Gennaio 2026
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Pene più severe in caso di violenza sessuale. La scure della giustizia fortifica l’apparato penale per chi è reo di aver commesso stupro. Il testo base, a firma della senatrice leghista Giulia Bongiorno, si sblocca e dopo l’unanimità dello scorso novembre alla Camera, iniziano i lavori della commissione Giustizia al Senato dove il testo è stato appena approvato e prevede pene più severe in caso di violenza sessuale. Intanto ecco le novità. Va via il concetto di “consenso libero” cambiato con quello di “volontà contraria”. Non sono mancate ovviamente le accuse dell’opposizione che si sono fatte sentire con un coro unanime contro la senatrice leghista colpevole di averlo stravolto. La commissione Giustizia del Senato ha dato comunque il proprio via libera al disegno di legge. Vediamo le novità. Il contenuto riforma di fatto il reato di violenza sessuale ed è passato con il voto favorevole dei partiti di maggioranza e quello contrario di tutte le opposizioni. La nuova versione del ddl, aumenta le sanzioni per chi è colpevole di stupro: sanzioni da 7 a 13 anni di reclusione nei casi di atti sessuali con violenza, minacce e abuso di autorità e da 6 a 12 anni per quelli compiuti contro la volontà della vittima. A cambiare, però, è anche la parte sul consenso. Nella versione attuale, il provvedimento introduce il concetto di: “volontà contraria” a un rapporto sessuale, e non più il “consenso libero e attuale”, che se manca definisce il reato di violenza. La modifica del testo riaccende le polemiche. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno votato compatte a favore della nuova versione scritta dalla Senatrice Bongiorno, che rivendica la bontà del provvedimento e ne sottolinea i punti principali spiegandone i pregi e i risultati a favore delle donne. “Il mio testo mette al centro la volontà della donna, non crea nessuna inversione dell’onere della prova”. Queste le parole della Senatrice in quota Lega che ribadisce che per la prima volta in Italia, quando non c’è né consenso né dissenso, c’è una presunzione di dissenso nei cosiddetti casi di freezing. Quindi una svolta a favore delle donne. L’opposizione però infuria accusando la maggioranza di voler imporre un testo completamente nuovo, con tempi compressi e senza una nuova discussione generale. 

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