Ci si gioca tutto oggi. Il giorno della verità come direbbero alcuni. O il giorno del tutto o niente. Stamane alle 13:00 la Camera vota a scrutinio segreto la nuova legge elettorale voluta da Giorgia Meloni. E la premier lo ha detto chiaro e tondo ai suoi, consultando il governo tutta la notte: “Se la legge non passa, si va ad elezioni anticipate. La nuova legge del governo, sulla carta più longevo degli ultimi anni, si chiama in gergo “Stabilicum”, i detrattori lo chiamano “Melonellum”. Il nuovo sistema è proporzionale con sbarramento al 3%, ma con una bomba: un premio di maggioranza fisso di 70 deputati e 35 senatori per la coalizione che supera il 42% dei voti, fino a un tetto di 220 deputati (55%) e 113 senatori (56,5%). Sotto quel tetto, la soglia che mette al riparo l’elezione del Capo dello Stato e dei giudici costituzionali e impedisce di cambiare da soli la Costituzione. Per arrivare al voto finale, Meloni ha blindato tutto con tre fiducie consecutive, da lunedì 5 in poi. Un’armatura mai vista per una legge elettorale. Le opposizioni hanno presentato cinque pregiudiziali, troppe firme per le liste, no alla raccolta digitale, stop all’alternanza di genere, premio incostituzionale, premier indicato in scheda ma sono state respinte. Eppure i numeri fanno tremare Palazzo Chigi. L’altro giorno, con 7 deputati di maggioranza assenti (Traversi FdI, Della Chiesa FI, 4 leghisti tra cui Angelucci e Candiani, più Tirelli) e 3 in missione tra cui la stessa Meloni, il governo ha incassato 229 voti invece dei 222 presenti. Sette voti in più, arrivati probabilmente dai vannacciani che però hanno annunciato voto contro nelle fiducie e nel voto segreto finale. Meloni gioca la partita più rischiosa della legislatura e lo fa per due motivi. Primo: senza premio di maggioranza al 42% non c’è governabilità per il prossimo esecutivo. Secondo: il voto segreto dell’8 ottobre è una conta interna alla maggioranza. Meloni vuole sapere chi c’è davvero. Se non passa, può staccare la spina e andare alle urne subito, capitalizzando i sondaggi. All’orizzonte poi c’è Bruxelles che gela. Mentre Meloni lotta sulla legge elettorale, domani il CdM deve varare il DPFP e scrivere la manovra. La UE ha già risposto tiepido alla richiesta di soldi e flessibilità. Oggi non si vota solo una legge elettorale. Si vota se questa legislatura arriva all’autunno 2027 o se finisce qui.



