Decreto Sicurezza: il Consiglio dei ministri slitta di un giorno. Ecco tutte le nuove misure inserite nel provvedimento

martedì, 3 Febbraio 2026
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Sicurezza

Slitta di un giorno, per questioni tecniche, il Consiglio dei ministri nel quale è prevista l’adozione del Decreto sicurezza. L’appuntamento è per giovedì 5 febbraio alle 17. Allo studio dell’esecutivo, resta da un lato un nuovo decreto-legge, in cui far confluire le misure di immediata applicazione, dall’altro un disegno di legge con l’inserimento di altre norme. Il rinvio sarà utile al dialogo tra gli uffici legislativi del governo e quelli del Quirinale per cercare un allineamento sui provvedimenti più spinosi (oggetto di possibili impugnazioni) contenuti nel nuovo pacchetto sicurezza come il fermo preventivo e lo scudo penale per le Forze dell’ordine. La Lega insiste per il pagamento di una cauzione per chi organizza manifestazioni pubbliche: «Non possono essere tollerati altri casi Torino».

Tra le misure più rilevanti c’è il cosiddetto scudo penale, che interviene sul meccanismo di iscrizione nel registro degli indagati. Attualmente l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto quando emergono elementi su un possibile reato. Questo comporta automaticamente l’apertura formale di un procedimento. La proposta del governo punta a superare l’automatismo dell’iscrizione per gli appartenenti alle forze dell’ordine quando ricorrono cause di giustificazione come legittima difesa, adempimento del dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità. In questi casi, l’iscrizione non sarebbe più automatica, ma subordinata a una valutazione preliminare. Su impulso del Viminale si valuta l’estensione della tutela anche a vigili del fuoco e forze armate. È inoltre allo studio una formulazione valida per tutti i cittadini per evitare profili di incostituzionalità legati alla disparità di trattamento.

Si discute anche di ampliare le garanzie difensive già introdotte, fino a 10mila euro di copertura delle spese legali, anche agli agenti non iscritti nel registro degli indagati, ma coinvolti in procedimenti connessi al servizio. Altro punto centrale è il fermo preventivo per soggetti ritenuti a rischio violenza in occasione di manifestazioni. La proposta consentirebbe a polizia e carabinieri di accompagnare in ufficio soggetti sospetti, trattenerli per accertamenti fino a 12 ore, alcune forze politiche spingono per estendere il limite a 24 o 48 ore. Non si tratterebbe tecnicamente di arresto o fermo giudiziario, ma di trattenimento per identificazione e prevenzione. L’obiettivo dichiarato è impedire a persone con precedenti per devastazioni o violenze di raggiungere i luoghi delle manifestazioni. La misura però richiama strumenti emergenziali del periodo del terrorismo interno e solleva dubbi su libertà personale, riserva di giurisdizione, proporzionalità. Per questo il testo è oggetto di confronto tecnico con il Quirinale. Si valuta anche l’obbligo di comunicazione immediata all’autorità giudiziaria e una diversa denominazione giuridica (“accertamento” e non “fermo”).

Nel pacchetto rientra il potenziamento del Daspo urbano (Dacur). Il divieto di accesso ad aree urbane potrebbe essere esteso a chi è stato denunciato o condannato per reati commessi durante proteste e manifestazioni. Si valuta inoltre l’introduzione dell’arresto in flagranza differita per danneggiamenti commessi durante cortei, sulla base di immagini e prove video raccolte successivamente.

Un altro pilastro del decreto riguarda le armi da taglio e i minori. È prevista la proibizione assoluta di vendita di coltelli ai minorenni estensione del divieto anche agli acquisti online, creazione di un registro elettronico delle transazioni. Per chi viola il divieto, multa da 500 a 3000 euro e fino a 12mila euro in caso di reiterazione. Previsto inoltre il divieto di porto senza giustificato motivo di coltelli con lama oltre 5 cm per il quale si prevede una pena da 1 a 4 anni.

Le nuove norme ampliano i casi in cui è possibile l’ammonimento del questore per minori tra 12 e 14 anni coinvolti in risse, lesioni, minacce, violenze con armi. Per i genitori sono previste sanzioni da 200 a 1000 euro se non dimostrano di non aver potuto impedire il fatto.

Il governo valuta di estendere i poteri dei prefetti per istituire zone rosse in aree con ripetuti episodi di illegalità. In tali zone potrebbe essere vietata la permanenza a soggetti segnalati per reati contro la persona, stupefacenti, porto d’armi.

Come detto, il Colle segue il dossier con attenzione e attende il testo definitivo. La prassi prevede la valutazione del testo definitivo prima di eventuali rilievi. I punti più delicati riguardano le limitazioni della libertà personale, la disparità di trattamento, i requisiti di necessità e l’urgenza del decreto-legge. I partiti di opposizione minacciano battaglia in quanto temono di dover approvare al buio il provvedimento con il rischio, in caso di voto negativo, di essere additati come “quelli che stanno con i violenti”.

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