Nell’Aula di Montecitorio si è svolta la cerimonia celebrativa del Giorno del Ricordo, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In apertura sono intervenuti con gli indirizzi di saluto il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il presidente del Senato Ignazio La Russa; quindi si sono susseguiti gli interventi e le testimonianze di Toni Concina, presidente onorario dell’Associazione Dalmati, dello storico Gianni Oliva e del campione olimpico Abdon Pamich.
Giorno del Ricordo, il vide della cerimonia alla Camera
Nel suo intervento, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato a nome del governo il valore attuale della memoria: “Il Giorno del ricordo parla al nostro presente. Viviamo in un mondo attraversato da nuovi conflitti, da tensioni crescenti, da guerre che rimettono in discussione le nostre certezze, minano le nostre speranze, ci interrogano sui nostri valori. Per questo la memoria delle foibe è un monito attuale: mai più pulizie etniche, mai più persecuzioni fondate sull’identità, mai più violenze giustificate dall’ideologia, dal nazionalismo esasperato, dalla brama di conquista”.
Tajani ha poi ribadito l’impegno dell’Italia sul piano internazionale: “L’Italia continuerà a lavorare in Europa e nel mondo per la pace ed il dialogo: è l’essenza della nostra politica estera, è la nostra identità come collettività nazionale, come sancito dalla nostra Costituzione. Solo così il sacrificio delle vittime delle foibe e di quanti hanno sofferto la tragedia dell’esodo non sarà stato vano”.
Il ministro ha ricordato anche il significato dell’istituzione della giornata commemorativa: “Quando nel 2004 l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, volle l’istituzione di una giornata dedicata al ricordo delle vittime delle foibe e della tragedia sofferta dagli esuli istriani, si trattò di un atto di profondo valore civile e morale. Venne piantato il seme del perdono e della riconciliazione. A distanza di 22 anni, quel seme ha messo radici ed è divenuto una pianta salda e rigogliosa capace di resistere al tempo e di nutrire la coscienza della nostra Italia”.
E ancora: “Oggi noi ricordiamo. Oggi non ci voltiamo dall’altra parte, quando parliamo di quella immane tragedia vissuta da tantissimi italiani gettati nelle foibe o cacciati dalle proprie case solo perché italiani. Ogni autentico percorso di riconciliazione può nascere solo dal ricordo”.
Tajani ha quindi richiamato l’importanza della ricerca storica e della memoria condivisa, ricordando anche il recente voto unanime della Camera per istituire una giornata dedicata ai bambini vittime delle guerre.
Nel suo intervento, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato l’approvazione della legge istitutiva della ricorrenza: “Una legge fortemente voluta dalla mia area politica, dal sottoscritto, allora capogruppo di Alleanza Nazionale, e da un deputato figlio di quelle terre, Roberto Menia, per onorare e celebrare la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, e delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra”.
La Russa ha sottolineato come quella data abbia segnato una svolta: “Il 30 marzo 2004, quando il Parlamento italiano ha approvato quasi all’unanimità la legge che istituiva il Giorno del ricordo, è divenuta una data spartiacque. C’è stato un prima e c’è un dopo. C’è stato un prima, durato molti, troppi decenni, durante il quale la sofferenza di migliaia di nostri connazionali è stata volutamente e sistematicamente occultata da una parte politica”.
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha invece richiamato alcuni episodi simbolo della tragedia del confine orientale, ricordando tra gli altri la strage di Vergarolla a Pola, che causò la morte di oltre cento italiani.
“La popolazione italiana pagò il prezzo più caro di una contesa territoriale esasperata dai risvolti della sconfitta bellica. Ma nessuna disputa ideologica o politica potrà mai costituire un alibi per trucidare senza pietà donne e uomini inermi, bambini e anziani indifesi”.
Fontana ha quindi ribadito il valore della memoria come strumento per il presente: “La drammatica vicenda delle foibe è ancora un costante monito contro l’odio tra i popoli e le nefaste conseguenze dei conflitti armati. Confrontarci con le tragedie del passato ci aiuta ad affrontare con maggiore consapevolezza le sfide presenti e future”.
La testimonianza di Abdon Pamich
Tra i momenti più intensi della cerimonia, la testimonianza dell’ex campione olimpico Abdon Pamich, esule fiumano, dalla cui storia è stato tratto anche un film che andrà in onda su Rai 1: “Questa è una data che riapre in me quella ferita aperta dal giorno in cui sono stato costretto con mio fratello a fuggire dal regime oppressivo di Tito”, ha raccontato Pamich, ricordando la propria esperienza personale e quella di migliaia di italiani costretti all’esodo.



