Il caso del trapianto di cuore fallito sul bimbo di due anni: parla la madre

sabato, 14 Febbraio 2026
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“Mi manca il respiro senza mio figlio. Spero che torni a casa. Spero che questo incubo finisca presto, perché io voglio mio figlio con me, voglio rivederlo giocare, correre, combinare i suoi piccoli guai che mi facevano arrabbiare e poi sorridere. È un pazzerello, ha una voglia di vivere incredibile, una luce negli occhi che non si può spegnere.

Io amo tutti e tre i miei figli allo stesso modo, ma con lui c’è sempre stato qualcosa di speciale, un legame profondo, istintivo. Siamo sempre stati una cosa sola, come ogni madre dovrebbe essere con il proprio figlio: uniti, complici, inseparabili.

Le sue condizioni sono stazionarie. È ancora in lista, ed è il primo. C’è la massima allerta. Stiamo aspettando quel cuore nuovo che possa ridargli la vita che merita. È una speranza fragile ma concreta, ed è a quella che mi aggrappo ogni giorno.

Non ci sono parole per descrivere davvero come sto. Sto malissimo. È un dolore assurdo, perché non ho mio figlio a casa con me. Ma insieme al dolore c’è una speranza più forte di tutto: la voglia di riaverlo tra le mie braccia, di riportarlo nella sua cameretta, nella sua normalità.

Se sono qui a parlare, lo faccio solo per lui. È Domenico che dà forza a me, non il contrario. Io sono stanca, avrei voluto una vita tranquilla, una quotidianità semplice. Ma lui, con il suo coraggio e la sua voglia di vivere, mi costringe ad andare avanti.

E continuerò a farlo. Per lui. Fino alla fine.”

— Patrizia, madre di Domenico, il bambino di due anni che ha ricevuto il cosiddetto “cuore bruciato” durante un trapianto all’ospedale Monaldi di Napoli.

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