La Roma si appresta ad “aprire” il cantiere per il nuovo stadio di Pietralata, ma Claudio Lotito non è rimasto a guardare e martedì 17 febbraio ha presentato ufficialmente il progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio destinato a diventare la casa della Lazio. Per lo storico impianto di Viale Tiziano, distintosi per il fascino della sua sagoma a forma di onde, progettato dall’architetto Antonio Nervi con la collaborazione ingegneristico-strutturale di suo padre Pier Luigi, sembra giunto il momento della rinascita dopo anni di incuria e di abbandono.
A Formello il patron biancazzurro ha esposto il progetto, già consegnato al Comune di Roma, insieme al gruppo di tecnici che lo ha materialmente elaborato. Per dar vita allo “Stadio delle Aquile” si investiranno circa 480 milioni di euro che punta a trasformare il Flaminio in un impianto moderno capace di contenere 50mila posti. Il piano, sviluppato con lo Studio Archea e il supporto scientifico di Sapienza e Roma Tre, non prevede solo il calcio: il nuovo Flaminio ospiterà un museo, aree commerciali e luoghi di aggregazione, integrandosi armonicamente nel contesto circostante con piste ciclabili e parcheggi secondo le moderne concezioni di sostenibilità urbanistica. Un ritorno al passato con gli occhi rivolti al futuro, per regalare ai tifosi biancocelesti un sogno romantico e tecnologicamente all’avanguardia.
Nel corso dell’incontro sono stati illustrati in modo organico e approfondito tutti i contenuti della proposta progettuale. Il progetto è stato presentato anche grazie al supporto video, che ha accompagnato l’esposizione tecnica illustrandone la visione, le caratteristiche architettoniche e lo sviluppo funzionale.
All’incontro, presentato da Alessio De Giuseppe, hanno partecipato oltre al presidente Lotito, l’architetto Pierluigi Nervi, l’architetto Domenico D’Olimpio, responsabile Scientifico e Direttore e coordinatore del team di lavoro dell’Università La Sapienza di Roma), il professor Roberto De Lieto Vollaro, del Dipartimento di Ingegneria Industriale, Elettronica e Meccanica dell’Università degli Studi Roma Tre; l’architetto Marco Casamonti, dello Studio Archea Associati; Giuseppe Rizzello, direttore generale Legends Global Italia e Andrea Caloro di Legends Global Ambassador. La presenza dell’architetto Pierluigi Nervi attesta il fatto che le divergenze, anche accese, tra la Lazio e la Fondazione Nervi, sul piano il recupero del Flaminio sembra superate. Evidentemente il progetto è stato elaborato in un clima di piena condivisione.
Uno dei punti chiave che emergono dal progetto è che la rifunzionalizzazione dello Stadio Flaminio è stata interpretata come una occasione per rigenerare un comparto urbano che attualmente evidenzia segni di degrado, architettonico e ambientale, comparto inserito in un ambito caratterizzato dalla presenza di quello che è considerato dalla letteratura scientifica, architettonica e urbanistica, uno dei migliori quartieri residenziali di iniziativa pubblica di Roma realizzato secondo i principi del movimento moderno. In tale scenario, l’operazione di riqualificazione dello stadio suggerisce specifiche direzioni e strategie progettuali: il Flaminio non può essere considerato come un manufatto edilizio fine a sé stesso ma deve necessariamente essere considerato nell’ottica di una rivitalizzazione dell’ambito urbano che gli appartiene.
Nel merito, sarà operato un recupero della struttura esistente che resterà visibile e non sarà alterata. A spiegarlo è stato il discendente della famiglia Nervi, Pierluigi: «Riprendendo alcuni schizzi dei progettisti, l’architetto Antonio Nervi e l’ingegnere Pier Luigi Nervi – ha detto – sono stati ipotizzati dei telai strutturali in acciaio, analoghi per forma agli attuali, posti all’esterno degli originari, in modo di non gravare in alcun modo sulla struttura esistente, che resta libera e non alterata, priva di qualsiasi connessione con la nuova. Questi telai sono posti a un intervallo doppio rispetto agli attuali, 12 invece di 6 metri in questo modo la nuova struttura rende del tutto visibile dall’esterno quella esistente garantendone trasparenza e percezione. L’intervento – ha aggiunto – è chiaro che modificherà i flussi e la mobilità nella zona, almeno in occasione degli eventi e manifestazioni nel nuovo impianto. Così come sarà necessaria una nuova educazione per tutti coloro che si recheranno allo stadio, che ospiterà con nuove adeguate caratteristiche. È infine opportuno sottolineare che verranno ripristinati tutti gli ambienti originari quali le palestre e la piscina. Inoltre, è stato fatto uno studio attento della mobilità e delle infrastrutture relative».
«Oggi non presentiamo semplicemente un progetto edilizio, presentiamo una visione – ha commentato Lotito – ciò che realizziamo oggi incide sulle generazioni future. La rifunzionalizzazione dello Stadio Flaminio non riguarda soltanto la Lazio, ma riguarda Roma, la sua storia urbanistica e la sua capacità di guardare al futuro con responsabilità. Lazio ha già formalizzato una manifestazione di interesse affinché lo Stadio Flaminio possa essere valutato tra le possibili sedi ospitanti di Euro 2032. È un atto di responsabilità e di visione mettere Roma e il Flaminio nelle condizioni di poter partecipare a un grande evento internazionale, qualora i requisiti tecnici e istituzionali lo consentano. Siamo consapevoli che il percorso di assegnazione delle sedi sarà competitivo e che nella nostra città sono previste più candidature. Proprio per questo vogliamo affrontare il tema con metodo, trasparenza e programmazione. Il Flaminio nacque per le Olimpiadi del 1960. Oggi può ambire, con equilibrio e serietà, a tornare nel circuito dei grandi eventi europei».



