A quarantaquattro anni dalla storica visita di Giovanni Paolo II, il Meeting per l’amicizia fra i popoli si prepara ad accogliere un nuovo Pontefice. L’annunciata presenza di Papa Leone segna un passaggio dal forte valore simbolico, non soltanto per la kermesse riminese, ma per l’intero mondo ecclesiale italiano.
Nel 1982 la visita di Wojtyła suggellò il riconoscimento di un’esperienza ecclesiale giovane e in piena espansione. Oggi l’arrivo di Leone si colloca in un contesto diverso, attraversato da nuove sfide culturali e sociali, ma con la medesima domanda di senso che da sempre anima il Meeting: il confronto tra fede e realtà.
La figura del Papa, al secolo Prevost, intreccia in modo particolare la storia del Meeting e quella di Don Luigi Giussani. Da cardinale, infatti, aveva presentato in Perù un volume dedicato al fondatore di Comunione e Liberazione, sottolineandone la passione missionaria e la capacità di parlare all’uomo contemporaneo. Un gesto che oggi assume un sapore quasi profetico.
Colpisce poi la singolare coincidenza: nello stesso giorno in cui è stata resa nota la visita papale al Meeting, è stato comunicato anche un ulteriore avanzamento nella causa di beatificazione di Giussani. Un intreccio di date che molti leggono come un segno, quasi a ribadire la fecondità di un carisma che continua a generare storia nella Chiesa.
Da quanto filtra, Papa Leone rimarrà a Rimini per mezza giornata. Nel programma dovrebbe esserci una tappa a una mostra dedicata a Sant’Agostino, un giro tra gli stand del Meeting e un incontro in Auditorium con i partecipanti. La Messa, infine, non dovrebbe essere celebrata in Fiera ma in città, quasi a sottolineare il desiderio di abbracciare l’intera comunità riminese.
La presenza di Leone si annuncia dunque non come una semplice tappa istituzionale, ma come un momento di dialogo e rilancio. Nella convinzione che la fede accade dentro la storia, e continua a generarla.

