In una piazza di Teheran sorge un cartellone su cui è montato una sorta di orologio dell’Apocalisse: segna il conto alla rovescia in vista della distruzione di Israele, prevista per il 2040. L’orologio è lì da anni e gli ayatollah non hanno mai pensato di rimuoverlo. È una forma, se vogliamo, di folclore macabro-escatologico. Ma ricorda a tutti che l’Iran rappresenta per lo Stato ebraico una minaccia esistenziale.
Finché rimarrà in piedi la Repubblica islamica di Teheran, Israele non potrà mai dirsi al sicuro. E non ci sarebbe neanche bisogno di un pretesto per scatenare la furia di Gerusalemme sugli ayatollah.
Di un pretesto c’è però sempre bisogno quando ci troviamo di fronte a una massiccia operazione militare. Questa volta, davanti a “Ruggito del leone”, c’è il rifiuto di Teheran, ribadito nei negoziati di Ginevra, di consegnare agli Usa 1400 chilogrammi di uranio arricchito e di smantellare i laboratori nucleari di Natanz, Fordow e Isfahan. Secondo Giuseppe Sarcina del “Corriere della Sera” sarebbe stato il vicepresidente J.D. Vance a spingere Donald Trump a dare il via libera all’attacco respingendo l’estremo tentativo del ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Al Busaidi, di guadagnare ancora una settimana per non chiudere definitivamente la porta alla trattativa.
Per capire perché gli Usa e Israele sono tanto preoccupati per l’uranio arricchito iraniano bisogna spiegare che Teheran è molto avanti nel programma di realizzazione della bomba atomica. Secondo l’Agenzia Onu per l’energia atomica l’arricchimento dell’uranio è arrivato in Iran al 60 per cento. Per dare un ordine di grandezza, diciamo che, per l’uso civile, serve un arricchimento del 4 per cento, per quello militare è necessario il 90. Quindi gli ayatollah sono piuttosto vicini alla soglia apocalittica.
In più mettiamoci anche l’intenso programma di collaborazione militare fra Teheran, Mosca e Pechino. Le forze iraniane partecipano da tempo a manovre militari congiunte con le forze russe e quelle cinesi, mentre è di questi giorni la notizia che la Cina sta per rifornire l’Iran di missili supersonici CM-302, ordigni che sono in grado di minacciare le portaerei Usa.
Se le cose stanno così, la fretta israeliano-americana per colpire l’Iran può avere le sue giustificazioni. Ma, oltre alla necessità della “guerra preventiva”, c’è anche dell’altro nella svolta bellica di Trump. C’è innanzi tutto l’idea di rilanciare gli Accordi di Abramo propiziando l’avvicinamento tra Israele e l’Arabia Saudita che è stato interrotto con il pogrom del 7 ottobre 2023.
L’obiettivo del presidente americano è quello di trasformare la possibile intesa tra Riad e Gerusalemme nel punto di forza di un nuovo assetto strategico-economico del Medio Oriente.
La finalità più direttamente geo-strategica è la messa in sicurezza della regione attraverso la collaborazione tecnologico-militare tra le monarchie del Golfo e Israele. Sul piano economico, il progetto è quello di realizzare una serie di infrastrutture che favoriscano la creazione di un nuovo corridoio commerciale che parta da Mumbai e arrivi fino al Mediterraneo. E tutto ciò in alternativa alle vie di espansione cinese in Medio Oriente. Il Board of peace per Gaza ha anche lo scopo di mobilitare più soggetti internazionali per la realizzazione di progetti economici dell’area.
I progetti di Trump si incontrano con il massiccio programma di realizzazioni infrastrutturali che il principe ereditario saudita, Mohamed bin Salman, ha in mente di attuare per affrancare la grande monarchia della penisola arabica dalla monocultura economica petrolifera. Le relazioni tra Riad e Washington sono riprese alla grande dopo il raffreddamento registrato nel periodo della presidenza di Joe Biden a seguito dell’uccisione del giornalista Jamal Kashoggi al consolato saudita di Istanbul.
La presenza nell’area di una potenza ostile come l’Iran, una potenza perdipiù prossima a ottenere l’arma nucleare, è un ostacolo al progetto di pacificazione del Medio Oriente e alla realizzazione di ambiziosi progetti economici. È per questo che la parola è passata da questa notte ai missili israeliano-americani.



