Nel quarto giorno di guerra il conflitto si allarga e si fa ancor più incandescente.
L’Idf è entrato nel Libano meridionale via terra conquistando diversi punti nelle vicinanze, secondo quanto riferito dal portavoce dell’esercito israeliano.
Dopo l’attacco con droni contro l’ambasciata americana a Riad, andata in fiamme, e la morte di sei militari statunitensi, il presidente ha promesso una ritorsione.
“Presto scoprirete quale sarà”, ha dichiarato in un’intervista, nel frattempo Washington ha invitato i cittadini americani a lasciare immediatamente i Paesi del Medio Oriente.
Stati Uniti e Israele continuano quindi a colpire quelle che definiscono infrastrutture strategiche iraniane.
Il capo della sicurezza iraniana Larijani ha ribadito che l’Iran “non negozierà” con Washington, mentre la Guardia rivoluzionaria ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale. Gli Stati Uniti hanno smentito che il passaggio sia stato effettivamente bloccato.
Nelle ultime ore è arrivata anche l’ultima rivendicazione di Teheran: la Guardia rivoluzionaria ha annunciato di aver lanciato una nuova ondata di attacchi contro una base militare statunitense in Bahrein, sostenendo di aver distrutto l’edificio di comando principale e le caserme con 20 droni e tre missili.



