Medioriente, così Trump sta affondando nel suo show mediatico. I repubblicani: «Perderemo le elezioni»

giovedì, 9 Aprile 2026
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Donald

Mentre il Medioriente brucia e il Libano sprofonda sotto le bombe di Israele, che si fa beffe del diritto internazionale, Donald Trump continua a tenere in apprensione il mondo attraverso la sua surreale narrazione dei fatti. Oggi minaccia la cancellazione della civiltà iraniana, domani concede due settimane di tregua, dopodomani promette l’età dell’oro in quell’area, frutto di trattative proficue con l’Iran medesimo (che però sta bombardando da un mese e mezzo). Insomma, tutto e il contrario di tutto, mentre la sua popolarità in patria sta precipitando al di sotto del “peggior” Biden.

L’altra notte qualcuno si aspettava l’annuncio dell’apocalisse il Medioriente per mano del potentissimo esercito degli Stati Uniti. Invece nulla, “solo” una tregua di due settimane, ma lo spettacolo deve continuare e quindi per evitare il calo di tensione ecco un’ulteriore raffica di annunci. «Le forze armate statunitensi rimarranno schierate vicino all’Iran fino a quando non verrà pienamente attuato un “vero accordo” – ha scritto su Truth – tutte le navi, gli aerei e il personale militare, con munizioni e armi aggiuntive rimarranno in Iran e nelle zone circostanti fino a quando il vero accordo raggiunto non sarà pienamente rispettato, sparerà più forte di quanto si sia mai visto. Nel frattempo, il nostro grande esercito si sta rifornendo e riposando, in realtà in trepidante attesa della sua prossima conquista. L’America tornata!».

Infine: «È stato concordato, molto tempo fa: niente armi nucleari e lo Stretto di Hormuz sarà aperto e sicuro». Solo che lo stretto di Hormuz è ancora chiuso perché gli iraniani pretendono che Israele fermi i combattimenti contro Hezbollah, mentre per Tel Aviv la tregua non vale per il Libano. Nel frattempo, il prezzo del greggio è risalito di nuovo sancendo il record dell’export americano.

«Per fare audience, spiega il Corsera – niente di meglio che dichiarare vittoria, sottolineare che i cattivi restano cattivi, che il pericolo è presente e che eventuali loro alleati saranno castigati. Si chiama, da manuale, “buildup”: accumulare tensione che porti verso il prossimo episodio, senza risoluzione. L’orologio bellico continua a ticchettare».

Gli eventi però si susseguono e l’incontro alla Casa Bianca tra il segretario generale della Nato Mark Rutte e The Donald è stato abbastanza tiepido: «È chiaramente deluso da molti alleati della Nato – ha piegati Rutte – ma gli ho fatto notare come molti paesi europei hanno aiutato. Il magnate ha replicato: «La Nato non c’era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo».

Intanto all’interno del Partito repubblicano, partito di Trump, stanno facendo un bagno di sano realismo. Plaudono al cessate il fuoco di due settimane con l’Iran, ma dietro le quinte tremano: «la guerra contro Teheran cristallizza il fatto che perderemo le elezioni di novembre, il Senato e la Camera – ha detto uno stratega conservatore a Politico – la tregua è probabilmente troppo poco e troppo tardi per salvare il partito al voto di metà mandato». Le recenti performance dei candidati repubblicani avevano già insinuato dubbi sulle chance dei conservatori di mantenere la maggioranza in Congresso, ora la guerra in Iran sembra averli rafforzati spingendo molti a ritenere che una sconfitta è vicina. Trump è in calo nei sondaggi, la Casa Bianca si è concentrata di recente sulla guerra trascurando gli americani alle prese con il carovita che il conflitto ha aggravato. La volata dei prezzi ci metterà del tempo a rientrare e le trattative con l’Iran non è chiaro se porteranno a dei risultati, offuscando così le prospettive dei repubblicani per le elezioni.

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