Il settore del trasporto aereo europeo si trova davanti a una delle sfide più complesse degli ultimi anni. Con l’ultimo carico programmato di cherosene destinato all’Europa in arrivo il 9 aprile, scatta il conto alla rovescia sulla tenuta delle scorte in vista della stagione estiva.
Il blocco dello Stretto di Hormuz e la guerra in Medio Oriente, che interrompono il flusso di carburante per aerei dal Golfo Persico, costringono le compagnie a rivedere i piani operativi e a fare i conti con la disponibilità di carburante.
Le incognite
È una questione talmente delicata che le bocche, in via ufficiale, restano cucite. A Bruxelles sperano che la tregua tra Usa e Iran regga, così da consentire la ripresa dei movimenti delle navi cisterna attraverso lo Stretto di Hormuz. «Il rischio di una carenza di cherosene in Europa è passato da virtuale a reale in pochi giorni», spiega una delle fonti. «Al netto dei Notam, i bollettini aeronautici, depositati da alcuni aeroporti italiani, ci sono altri scali del continente che da giorni registrano sofferenze nei quantitativi di jet fuel senza darne notizia ufficiale», sostiene un’altra.
La situazione italiana
Da quanto si apprende l’Italia avrebbe riserve per 30-60 giorni. In un’intervista a questo giornale il presidente di Assaeroporti, Carlo Borgomeo, ha detto che il carburante per aerei nel nostro Paese c’è sicuramente «fino alla fine di maggio». «Sono molto preoccupato dalla situazione attuale, anche perché non sembra esserci senso di urgenza a Bruxelles, ma nemmeno l’ombra di una direzione chiara», confida una delle fonti. «Ci era stato detto che le riserve strategiche erano significative, ma solo una piccola parte è dedicata al jet fuel».



