Non solo una sfida di leadership, ma soprattutto una battaglia sui contenuti. Matteo Renzi sceglie la sua kermesse romana de “Le primarie delle idee” per rilanciare il cantiere del centrosinistra e provare a rimettere al centro il tema che, a suo giudizio, oggi manca: una proposta politica credibile.
Matteo Renzi, le parole sul centro sinistra e gli attacchi al governo
“L’incantesimo è finito”, è il ragionamento che attraversa tutto il suo intervento. “Per quattro anni ci hanno raccontato che Giorgia Meloni era la più forte, quella con il consenso popolare e con un ruolo internazionale centrale. Oggi quell’immagine si è incrinata”, sostiene. Il riferimento è anche all’onda lunga del referendum, che per Renzi ha rappresentato “il quadro che cade”, il momento in cui “svanisce la narrazione”.
Ma l’ex premier avverte: non basta il calo del governo. “Se qualcuno pensa che sia fatta solo perché Meloni è in difficoltà, abbiamo già perso. La gente dice: non voto Meloni, ma voi chi siete? Quali sono le vostre idee?”. Da qui la proposta di un percorso che vada oltre i nomi: “Servono le primarie delle idee, partire dai progetti concreti e poi scegliere il leader o la leader”.
Il cantiere del centrosinistra
Renzi immagina una coalizione articolata, capace di tenere insieme diverse anime. “Io penso che il centrosinistra avrà ovviamente la presenza del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, a sinistra di AVS, e nell’area più centrale riformista una casa riformista che tenga insieme le esperienze di Italia Viva e di tanti altri. Secondo me con questo sistema quattro gambe, uno un po’ più centrista, uno il PD, uno 5 Stelle e uno più di sinistra come AVS”.
Il tema delle primarie resta centrale: “Non ci sono alternative alle primarie, devono essere una festa di popolo”. E sulla leadership: “È giusto che Elly Schlein si candidi, è giusto che Giuseppe Conte si candidi, io vedrei molto bene anche la candidatura di Silvia Salis”.
“Credo che le primarie si faranno e spero che Silvia Salis partecipi insieme a Schlein e Conte. C’è ancora un anno, è lunga. Non sarà una corsa a due”, aggiunge, lasciando aperto il campo a più candidature.
Sulla possibile candidatura di Maurizio Landini, Renzi è netto: “Federatore della sinistra? Assolutamente no. Se vuole correre alle primarie ha tutto il diritto di farlo, ma una cosa è correre e un’altra è consegnare il centrosinistra alla CGIL”.
“Chi come me ha altre idee non lo farà mai: Landini è il benvenuto alle primarie come tutti, ma non si sostituisce il centrosinistra con la CGIL”, sottolinea
l’ex premier.
Sicurezza, esteri e attacco al governo
Nel mirino finisce l’azione dell’esecutivo, a partire dalla sicurezza. “Questo è un governo che ha promesso più rimpatri, ma i numeri raccontano altro”, attacca Renzi, criticando il ministro dell’Interno per aver polemizzato con l’opposizione nel giorno della festa della Polizia invece di “spiegare come stanno le cose nel Paese”.
L’affondo si sposta poi sulla politica estera. “Il governo dovrebbe fare un’attività diplomatica che non sta facendo. La questione dello Stretto di Hormuz si risolve con un lavoro diplomatico”, sottolinea.
“L’Italia non è protagonista e il primo a non esserlo è il ministro degli Esteri. Negli anni scorsi eravamo il Paese del G7 che cercava il dialogo anche con l’Iran, oggi tutto questo non c’è”, prosegue.
E qui arriva l’attacco diretto: “Se il ministro degli Esteri invece di occuparsi di Hormuz, Russia-Ucraina o Gaza passa ore a dialogare con la famiglia Berlusconi per salvare il posto al capogruppo alla Camera, che si chiama Barelli ed è il suo consuocero, capite che abbiamo un’Italia totalmente assente dallo scacchiere internazionale”.
“Insomma, mentre nel mondo si affrontano crisi globali, c’è chi pensa alle poltrone”, affonda.
Giovani, priorità economiche e il futuro
Tra le emergenze indicate dal leader di Italia Viva c’è quella demografica e occupazionale. “Abbiamo oltre 200 mila giovani che se ne vanno dall’Italia: è un problema enorme”, sottolinea. Il nodo è tutto nella distanza tra formazione e lavoro: “Investiamo per formarli e poi offriamo stage sottopagati. È evidente che vanno all’estero”.
La proposta è la “start tax”, un sistema fiscale modulato sull’età per aiutare chi entra nel mercato del lavoro. Ma il tema, più in generale, è la credibilità dell’offerta politica: “Se i giovani se ne vanno, il Paese non cresce più”.
Nel ragionamento di Renzi entra anche il futuro degli equilibri istituzionali. “Io sono preoccupato che Ignazio La Russa faccia il prossimo Presidente della Repubblica”, avverte, legando il tema alla necessità di costruire un’alternativa solida e unitaria. Il messaggio finale è tutto politico: “Se nei prossimi mesi lanceremo idee, organizzeremo eventi e coinvolgeremo persone, saremo decisivi”.



