Lavrov vola a Pechino: focus su crisi internazionali e prossimo summit Xi-Putin. I cinesi: «No alla legge della giungla»

martedì, 14 Aprile 2026
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Cina

Nonostante le velate accuse americane di connivenza con il nemico, a ogni incontro con lo stato maggiore del Cremlino Pechino annuncia e ribadisce il rafforzamento della sua partnership con Mosca, che nel giro di pochi anni è passata da strategica a omnicomprensiva. Una trama che si ripeterà in occasione dell’incontro tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il suo omologo Sergej Lavrov, il 14 e il 15 aprile. Sullo sfondo non solo le crisi internazionali, ma la preparazione dell’arrivo di Vladimir Putin, che a maggio vedrà Xi Jinping per la quarantatreesima volta.

Va da sé che i due plenipotenziari analizzeranno, anche con un certo compiacimento, la situazione in cui si è cacciato Donald Trump già sedicente “illuminato”, ma fallace, mediatore del conflitto in Ucraina, e ora finito nel pantano perché incapace di uscire onorevolmente dalla guerra scatenata all’Iran. Ora, con la Casa Bianca in evidente difficoltà sul piano geopolitico i due giganti euroasiatici saranno nelle condizioni di determinare l’agenda diplomatica a breve e a medio termine.

Ricevendo il presidente spagnolo Pedro Sanchez, il leader cinese Xi Jinping era stato piuttosto duro: «Dobbiamo rafforzare la comunicazione, consolidare la fiducia reciproca, cooperare strettamente, opporci alla regressione del mondo alla legge della giungla e salvaguardare insieme un autentico multilateralismo». A Trump saranno fischiate le orecchie.

Non a caso dello stesso tenore è stato l’intervento di Lavrov appena giunto Pechino. Il ministro degli esteri russo ha criticato gli sforzi che, a suo dire, mirano a contenere Russia e Cina, mettendo in guardia contro «alcuni giochi molto, molto pericolosi in corso» nei punti caldi geopolitici dell’Asia orientale, tra cui Taiwan, il Mar Cinese Meridionale conteso e la penisola coreana dotata di armi nucleari. E’ noto infatti che Pechino rivendica Taiwan come parte del suo territorio ed è fortemente critica nei confronti dell’assistenza militare statunitense che l’isola riceve. In dichiarazioni che apparentemente si riferivano agli Stati Uniti e ai loro alleati, Lavrov ha affermato che «stanno cercando di smantellare la cooperazione regionale creando strutture di piccole dimensioni, basate su blocchi, con l’obiettivo di contenere sia la Repubblica Popolare Cinese che la Federazione Russa. Il nostro vasto Continente nel suo complesso richiede un’attenzione costante», ha aggiunto.

Il confronto si è poi sviluppato sulle relazioni bilaterali, sulla cooperazione in vari settori e sulle questioni internazionali e regionali di interesse comune. Ovviamente i due ministri hanno discusso anche della guerra in Ucraina e del conflitto in Medio Oriente. La Cina è pronta a svolgere un ruolo costruttivo e a contribuire al ripristino della pace e della tranquillità nella regione del Golfo, mentre Mosca si è offerta di stoccare sul suo territorio l’uranio arricchito iraniano, tema al centro dei negoziati tra Teheran e Washington, che dovrebbero riprendere nei prossimi giorni con la mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. Nel merito, Wang Yi, ha definito l’attuale cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran molto fragile e ha esortato la comunità globale a opporsi in modo inequivocabile a qualsiasi azione che comprometta la fine delle ostilità o intensifichi lo scontro. Per questo ritiene “pericoloso e irresponsabile” il blocco voluto dagli Stati Uniti dello Stretto di Hormuz.

Sul tavolo Lavrov e Wang valuteranno anche l’andamento della cooperazione bilaterale e quella in forum multilaterali come le Nazioni Unite, i Brics, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), il G20 e la Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec), ha aggiunto il ministero. Cina e Russia annunciarono un partenariato aperto e senza vincoli a febbraio 2022, quando il presidente russo Vladimir Putin visitò Pechino pochi giorni prima di inviare decine di migliaia di militari in Ucraina.

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