Mattarella agli studenti di giornalismo: «Se i potenti avessero anche un po’ di autoironia il mondo sarebbe migliore»

mercoledì, 15 Aprile 2026
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Davanti a una delegazione di studenti delle scuole di giornalismo, Sergio Mattarella parla indirettamente di Donald Trump citando Leone XIV: «Il suo messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze sociali, (“L’insegnamento sociale cattolico considera il potere non come un fine in sé, ma come un mezzo ordinato al bene comune”) è splendido, ancora una volta rende evidente il debito di riconoscenza nei confronti del Papa che deve nutrire e avvertire il mondo. Con i suoi richiami, in questo periodo così difficile e travagliato, nel messaggio il Papa mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione».

Sulle tentazioni del potere Mattarella racconta un episodio: «Mi torna in mente quando in questo salone, 8 o 9 anni fa, uno studente delle scuole superiori mi ha chiesto come si fa a resistere alle tentazioni del potere. Ho risposto che il potere, per chi ricopre ruoli di vertice dello Stato, dei sistemi sociali, può in effetti inebriare e far perdere l’equilibrio. Ma vi sono due antidoti: il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali. Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è un’alta capacità di autoironia. È preziosa. Se i cosiddetti potenti della terra ne facessero un po’ di uso, anche in piccole dosi, il mondo ne avrebbe grande giovamento e loro stessi eviterebbero tante difficoltà e motivi di imbarazzo».

Il Capo dello Stato non dimentica di avere dinnanzi una delegazione di studenti di scuole di giornalismo, prossimi protagonisti del mondo dell’informazione che cambia e, sempre più spesso, tende a zoppicare. «Una informazione libera e indipendente è premessa di democrazia. Questi vostri orizzonti suggeriscono qualche riflessione. Nei secoli passati questo mestiere aveva un’accezione romantica e avventurosa. In questo nostro tempo molto è cambiato. Repubblica e costituzione ci offrono due elementi: libertà e responsabilità. L’autonomia di pensiero nell’elaborazione delle notizie a cui si lavora e la deontologia. Il diritto di cronaca ha per oggetto gli atti e i fatti, e il diritto di narrare ciò che avviene per fare conoscere obiettivamente i fatti».

”Le trasformazioni in atto nel mondo dell’informazione interrogano anche i giornalisti e sollecitano a rifuggire dal rischio di indolenza o di negligenza: le trasformazioni non mutano la natura della professione, anzi, ne accentuano, piuttosto, le responsabilità. Joseph Pulitzer usava -ha ricordato il Capo dello Stato – un’espressione enfatica, ma efficace per definire il ruolo del giornalismo: “Il giornalista è il ponte di comando sulla nave dello Stato. Prende nota di tutte le vele di passaggio e di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l’orizzonte quando c’è bel tempo. Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti”. In questo tempo di guerre, di conflitti, di contrasti, molte nebbie e burrasche ci circondano ed energie vengono richieste perché emerge qualche pericolo. Ai giornalisti in attività, oggi, e a voi, aspiranti giornalisti e giornaliste, nel prossimo futuro, donne e uomini, in indispensabile, assoluta, effettiva parità sta il compito di diradare quelle nubi, quelle burrasche, affermando sempre la verità della realtà».

Infine, un passaggio, necessario, sull’intelligenza artificiale: «Sta conquistando un ruolo sempre più diffuso se non addirittura egemone nella nostra esistenza, occorre un’adeguata consapevolezza morale per rendere possibile il suo uso, con una definizione di regole, come quelle Ue, per un governo dell’IA senza che essa si trasformi in strumento di dominio dei giganti della tecnologia che pretendono di sostituirsi agli stati sovrani e all’ordinamento internazionale».

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