Quando il gioco si fa duro, un Papa colto, mite, ma insospettabilmente risoluto comincia… a giocare. Dalla Cattedrale di Bamenda, nel Nord-Ovest del Camerun, replica all’ultima critica di Donald Trump (“Ho il diritto di non essere d’accordo con il Papa. Non ho nulla da obiettare al fatto che il Pontefice possa dire ciò che vuole, ma io posso essere in disaccordo”), con un discorso duro: «Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali. I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio – puntualizza il Pontefice – uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U, la conversione, che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso».
Si tratta, senza dubbio, di un discorso fra i più forti tenuto da un Papa negli ultimi decenni: è diretto a Trump, ma anche agli altri protagonisti della scena geopolitica mondiale. Il sostegno a Papa Leone arriva nelle ore successive dal segretario generale dell’Onu Gutierres: «Condividiamo molte affinità su guerra e pace, dignità umana, cooperazione e diritti umani».
La dimostrazione di come Trump sia spesso vittima del rancore arriva nella mattinata italiana. L’amministrazione americana ha annullato un contratto da undici milioni di dollari con Catholic Charities per offrire alloggio e assistenza ai bambini migranti entrati negli Stati Uniti da soli, ponendo fine a un rapporto di oltre mezzo secolo tra la Chiesa cattolica e il governo statunitense, nato con l’arrivo dei primi esuli cubani nel sud della Florida. Questo strappo arriva in un contesto di crescenti tensioni tra l’amministrazione e i cattolici americani, a causa delle dure critiche del presidente Trump al primo papa americano del Vaticano. Il pontefice ha più volte criticato la guerra all’Iran e all’immigrazione illegale. L’Office of Refugee Resettlement, che fa parte del Dipartimento federale della Salute, ha pagato per anni Catholic Charities a Miami per ospitare bambini immigrati entrati negli Stati Uniti senza genitori o supervisione adulta. L’organizzazione non profit gestisce un sistema equivalente a un affido familiare finanziato a livello federale, separato dalle agenzie statali che hanno la custodia di minori abusati o trascurati. Il governo federale ha contattato l’organizzazione alla fine di marzo riguardo alla cancellazione dei finanziamenti. «Il governo degli Stati Uniti ha deciso improvvisamente di porre fine a oltre 60 anni di rapporto con Catholic Charities nell’arcidiocesi di Miami», ha scritto l’arcivescovo Thomas Wenski.
Questo scontro inusitato tra Washington e la Santa Sede ha suscitato l’attenzione del Financial Times che ha definito Leone XIV “l’intrepido nemico di Trump”. «Papa Leone XIV – scrive il quotidiano britannico – si sta imponendo come uno dei più visibili critici internazionali del presidente statunitense Donald Trump, soprattutto per la guerra con l’Iran e per le politiche migratorie, aprendo uno scontro senza precedenti recenti fra Vaticano e Casa Bianca. Il Pontefice, nato a Chicago e primo papa statunitense, ha dichiarato di “non avere paura dell’amministrazione Trump” e ha respinto le accuse del presidente, che lo ha invitato a “smettere di compiacere la sinistra radicale” e a occuparsi di essere “un grande papa, non un politico”. Leone ha replicato che la Chiesa non guarda alla politica estera “con la stessa prospettiva” della Casa Bianca, ma ha comunque invitato i cittadini statunitensi a fare pressione sui loro rappresentanti contro quella che definisce una “guerra ingiusta” con l’Iran».
Lo scontro riflette, secondo ambienti vaticani citati dal quotidiano, una frattura profonda tra due visioni del mondo: da un lato una Chiesa che si richiama al multilateralismo, alla giustizia sociale e al primato morale su guerra e pace, dall’altro un’amministrazione che legittima l’uso della forza e adotta una linea dura anche sull’immigrazione».
