Eurostat ha rilasciato i dati definitivi sui conti pubblici inerenti al 2025, offrendo una fotografia dettagliata della solidità finanziaria degli Stati membri. Il rapporto, inviato a Bruxelles per l’applicazione della procedura per i disavanzi eccessivi, rivela un’Italia capace di una drastica riduzione del deficit, che passa dall’8,1% del 2023 a un buon 3,1% del Prodotto Interno Lordo nel 2025. Il livello riportato non basta, però, a garantire un’uscita anticipata dalla procedura europea per deficit eccessivo, che avrebbe richiesto un disavanzo inferiore al 3%. Sul fronte della stabilità a lungo termine, il debito pubblico continua a crescere in termini assoluti, attestandosi al 137,1% del Pil alla fine dell’anno scorso. Tuttavia, il 3 giugno prossimo, la Commissione europea presenterà il pacchetto di primavera del Semestre europeo, nel quale dovrebbe essere definitivamente decisa l’uscita o meno dell’Italia dalla procedura di deficit.
I numeri comunicati dal governo italiano e validati da Eurostat mostrano uno sforzo di consolidamento fiscale senza precedenti negli ultimi anni. Se nel 2024 il disavanzo pubblico si era attestato al 7,1%, la discesa al 3,1% del 2025 segna il ritorno dell’Italia verso parametri di stabilità più vicini alle regole comunitarie. Questo miglioramento è sostenuto da entrate governative in crescita, arrivate al 48,1% del Pil, a fronte di una spesa pubblica che, pur restando elevata al 51,2%, è in calo rispetto ai picchi del biennio precedente.
La nota dolente resta però lo choc determinato dal debito. A fine 2025, l’Italia ha accumulato un debito lordo di 3.095 miliardi di euro. In termini relativi, il rapporto debito/Pil è salito di 2,4 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2024. Questo dato colloca il nostro Paese al secondo posto in Europa per indebitamento, superato solo dalla Grecia, confermando una vulnerabilità strutturale che condiziona i margini di manovra per investimenti strategici, inclusi quelli destinati alla transizione ecologica e alla sostenibilità.
Il risultato era particolarmente atteso perché rappresenta il dato di base su cui il governo costruisce il Documento di finanza pubblica (Dfp), il testo che fotografa l’andamento dei conti pubblici e le prospettive dell’economia italiana, che dovrebbero essere riviste, a questo punto, al ribasso in via prudenziale vista l’incertezza del contesto internazionale. Il Dfp sarà poi spedito a Bruxelles entro fine mese. Giorgetti aveva tentato fino all’ultimo di limare il deficit sotto il 3%, lavorando soprattutto su una revisione al ribasso dell’impatto dei crediti d’imposta, in particolare quelli legati al Superbonus. L’obiettivo era guadagnare qualche decimale utile per uscire subito dalla procedura Ue. Ma il disavanzo si è fermato al 3,1%. Quindi niente a fare se ne riparlerà nel 2027. L’uscita dalla procedura d’infrazione avrebbe permesso di liberare spazi di finanza e magari risorse in vista dell’ultima legge di bilancio della legislatura così come accedere più agevolmente ai prestiti del programma Safe sulla difesa, le cui spese sono calcolate in circa 12 miliardi nel prossimo triennio.
Allargando lo sguardo al resto del continente, l’area euro ha mostrato una lieve tendenza al miglioramento sul fronte del deficit, sceso dal 3,0% del 2024 al 2,9% del 2025. Al contrario, nell’intera Unione Europea il valore è rimasto fermo al 3,1%. Per quanto riguarda il debito pubblico complessivo, la tendenza è al rialzo: nell’area euro il rapporto è salito dall’87,0% all’87,8% in un anno, mentre nell’Ue è passato dall’80,7% all’81,7%. Guardando ai singoli trimestri, si nota un leggero segnale di distensione proprio sul finire dell’anno: nel quarto trimestre del 2025, il debito dell’eurozona è calato all’87,8% rispetto all’88,4% registrato alla fine di settembre dello stesso anno. Una dinamica simile è stata osservata nell’UE a 27, con una contrazione dall’82,0% all’81,7%.
Non tutti i Paesi presentano lo stesso carico. Se l’Italia e la Grecia (146,1%) guidano la classifica dei Paesi più indebitati, seguiti da Francia (115,6%), Belgio (107,9%) e Spagna (100,7%), esistono realtà con finanze decisamente più solide. I rapporti debito/Pil più bassi si registrano in Estonia (24,1%), Lussemburgo (26,5%) e Danimarca (27,9%).



