Avete notato che il caso della grazia a Nicole Minetti è scomparso dalle prime pagine dei giornali? Vi siete chiesti perché? Il motivo è semplice: lo “scoop” del “Fatto quotidiano”, dove si prefigurava una sorta di crisi istituzione, si è rivelato una bufala. Niente illeciti, è tutto regolare. Al Quirinale possono dormire sonni tranquilli.
Questo il titolo (mesto) de “la Repubblica” di oggi (pag. 23). “Minetti, vertici dei pm, atti di adozione regolari”. E dire che, per qualche giorno, l’ex igienista dentale ha conteso i titoloni di prima pagina con Donald Trump, Benjamin Netnyahu e le petroliere ferme a Hormuz. Sul presunto “scandalo” dell’adozione di un bambino uruguayano da parte dell’amica di Silvio Berlusconi al tempo delle “cene eleganti” s’erano buttati a pesce anche i componenti del “plotone d’esecuzione” mediatico de LA7. «Meloni e Nordio devono chiedere scusa a Mattarella», gridavano impettiti gli ospiti di Lilli Gruber. C’è chi ha persino ipotizzato torbidi collegamenti tra Giuseppe Cipriani (il compagno di Nicole) e Jeffrey Epstein. Mai visto un linciaggio a mezzo stampa così feroce.
La notizia, arrivata dall’Uruguay, che invece la coppia ha mosso i suoi passi nel pieno rispetto delle regole è piombata sulle penne all’arrabbiata dell’opposizione spegnendone i bollenti spiriti. La gogna è stata riposta in cantina, ma il male è stato comunque fatto. Questa bufera mediatica «ha distrutto Nicole», ha dichiarato Cipriani in una intervista al “Corriere della Sera”. «Le han detto di tutto, poveretta, peggio di così… Lei è una madre fantastica, che sta facendo il suo dovere di mamma e crescendo questo figlio in maniera speciale. Ma dall’Italia le è stato davvero gettato addosso un mare di merda. Notizie false». E poi ancora: «Ci abbiamo messo quasi quattro anni, per rispettare la procedura: giudici, assistenti sociali, psicologi… L’Uruguay non è un Paese delle banane, è un posto serio dove vengono fatte le cose seriamente. E i soldi non servono a niente, anzi: è un Paese socialista, certe cose non si comprano».
Sulla vicenda s’era buttato anche Sigfrido Ranucci, che aveva parlato in tv (ospite di di Bianca Berlinguer su Retequattro) di una ipotetica visita del ministro Nordio al ranch di Cipriani in Uruguay. Mal gliene incolse. Ora il celebre “giornalista d’inchiesta” (che però le inchieste le fa solo su FdI, mai sul Pd) è stato costretto a scusarsi: «Ora sicuramente sono caduto in un eccesso, mi cospargo il capo di cenere, tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po’ diversa».
Tutto bene quindi? Dimentichiamo questa storiaccia di brutto giornalismo? Neanche per sogno. Non si gioca, così impunemente, con la reputazione delle persone. Non si alza, tanto allegramente, un polverone al solo scopo di attaccare il governo.
Questa vicenda deve essere d’insegnamento a tutti. D’insegnamento innanzi tutto per il pubblico. Prima di prendere per oro colato quello che s’annuncia come sensazionale scoop, bisogna sempre prepararsi a usare il cervello senza farsi condizionare dai preconcetti ideologici. Ma d’insegnamento anche (e soprattutto) per certi polemisti dell’opposizione: prima di allestire campagne scandalistiche senza fondamento, è opportuno che verifichino con il massimo scrupolo fatti, circostanze e testimonianze.
Stiamo parlando dell’abbiccì del giornalismo d’inchiesta, che qualcuno ha evidentemente dimenticato sacrificando l’informazione sull’altare dell’opinione.



