Il rapporto tra la musica e il pubblico italiano è più solido che mai: lo svela il Music Engagement Study 2026, la nuova ricerca di FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), che offre una fotografia aggiornata e dettagliata delle abitudini di ascolto e del ruolo centrale che la musica riveste nella vita quotidiana nel nostro Paese.
Un amore quantificato in ore e investimenti
La centralità della musica si traduce prima di tutto nel tempo che le viene dedicato. In media, gli italiani spendono ben 21,9 ore alla settimana nell’ascolto di brani musicali, un dato che segna una crescita significativa del 15% rispetto a cinque anni fa. Circa la metà di questa fruizione (pari a 10,4 ore settimanali) avviene in modalità streaming, guidata da piattaforme video e audio (sia in abbonamento sia supportate da pubblicità), seguite a ruota dalla programmazione radiofonica e dall’ecosistema dei social media. Nel dettaglio delle percentuali di ascolto, lo streaming video si attesta al 17,1%, l’audio streaming premium al 16,9%, l’audio streaming free al 13,4% e i social media al 12,9%, a testimonianza di una dieta mediatica musicale estremamente variegata e digitale.
Ma l’attaccamento degli italiani alla musica non si misura solo con il cronometro. Il report FIMI evidenzia in modo chiaro la rilevanza economica che questo mercato possiede per i consumatori: la spesa media mensile destinata a prodotti ed esperienze legati all’universo musicale si attesta infatti a 57 euro. Questo impegno finanziario – investito tra abbonamenti, supporti fisici, merchandising ed eventi – cresce sensibilmente tra le fasce d’età più giovani ed esplode letteralmente tra i “superfan”. Questa specifica categoria di appassionati accaniti, che in Italia rappresenta il 12% dei consumatori, costituisce il vero motore economico del settore, confermando l’altissimo valore non solo culturale, ma anche economico dell’engagement e della fidelizzazione.
Tra streaming e video: i giganti del consumo
La ricerca si spinge a esaminare i canali preferiti dagli utenti. Oltre il 75% della popolazione italiana ascolta regolarmente musica attraverso servizi di audio streaming (abbonamento o free), con una penetrazione generazionale che raggiunge il picco dell’89% nella fascia d’età compresa tra i 16 e i 24 anni.
Tra le singole piattaforme, Spotify e YouTube mantengono un ruolo egemone, seppur con modalità di utilizzo differenti:
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YouTube: Ben l’83% degli italiani ha guardato videoclip musicali sulla piattaforma nell’ultimo mese. I contenuti più visualizzati restano i video ufficiali (49%) e i lyrics video (38%), ma si registra una crescita vertiginosa degli short video musicali (saliti al 27% rispetto al 9% delle rilevazioni precedenti).
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Spotify: Utilizzato dal 55% degli intervistati nell’ultimo mese, si conferma uno strumento cross-mediale. Il 76% del tempo trascorso sulla piattaforma svedese è dedicato espressamente alle canzoni, mentre il restante 24% si rivolge a podcast o audiolibri. Tuttavia, un consumatore su quattro (il 25%) dichiara di sfruttare l’applicazione esclusivamente per la musica.

L’algoritmo contro la tradizione: come si scopre la nuova musica?
Il Music Engagement Study 2026 dedica un focus molto interessante ai meccanismi di “discovery” (la scoperta di nuovi artisti e brani). I comportamenti risultano profondamente spaccati dal punto di vista anagrafico:
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I giovani (16-24 anni): Si affidano quasi totalmente ai social media, con TikTok in testa. Per oltre la metà degli utenti della piattaforma di ByteDance la musica è l’elemento cardine dell’esperienza d’uso: il 54% afferma di scoprire lì la maggior parte dei brani e ben il 63% dichiara che, dopo aver scovato una traccia su TikTok, si sposta sulle piattaforme di streaming audio (come Spotify o Apple Music) per ascoltarla per intero.
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I consumatori adulti: Mostrano una consuetudine più legata ai canali tradizionali, preferendo affidarsi alla radio, alla televisione e al classico passaparola tra amici e parenti.
Per chi invece scopre musica direttamente all’interno delle piattaforme di streaming, le bussole principali per orientarsi sono le Classifiche ufficiali (43%), i Suggerimenti algoritmici del servizio (41%) e la sezione dedicata agli “Artisti correlati” (37%).
In conclusione, i dati del 2026 della FIMI descrivono un Paese in cui la musica non è un semplice sottofondo, ma un elemento costitutivo dell’identità quotidiana e generazionale. Gli italiani si dimostrano un pubblico attivo, curioso e, soprattutto, disposto a investire risorse economiche importanti per sostenere gli artisti e le esperienze che ama.



