La Conferenza Stato-Regioni ratifica il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031: in arrivo diecimila infermieri indiani

venerdì, 22 Maggio 2026
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India

L’ultima Conferenza Stato-Regioni ha ratificato due documenti molto attesi: il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 e la Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030. Due segmenti cruciali per la sanità pubblica, mentre novità arrivano anche rispetto a un altro dato critico: l’ormai cronica carenza di infermieri. Con l’intesa appena siglata dalla premier Giorgia Meloni e il suo omologo indiano Nerandra Modi, si pongono le basi per facilitare l’arrivo di infermieri indiani nel nostro Paese dopo quelli cubani arrivati in Calabria cinque anni fa. L’intesa con l’India si inserisce in una strategia già anticipata dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che nel 2024 aveva indicato il reclutamento di infermieri indiani come una delle possibili risposte alla carenza di personale nel sistema sanitario nazionale. Si stima che il contingente da assumere sia intorno alle 10mila unità a partire dal 2027.  

In Italia mancano oltre 60mila infermieri. In Europa e anche tra i Paesi Ocse il Belpaese è quello che ne ha di meno e dei quali ha più bisogno. Soprattutto ora che stanno per istituite le Case di comunità della nuova Sanità territoriale finanziate con due miliardi dal Pnrr, che necessitano di infermieri. Dal punto di vista tecnico, il documento punta a individuare alcuni titoli infermieristici conseguiti in India che presentano un percorso professionale sovrapponibile al percorso curriculare e professionale dell’infermiere italiano, evitando così lungaggini e adempimenti integrativi o compensativi. Alla luce di questi titoli riconosciuti in modo automatico, i due ministeri indiano e italiano si impegnano a valutare procedure di reclutamento che, in presenza di determinati requisiti professionali e linguistici, consentano ai professionisti indiani la diretta iscrizione all’Ordine, e pertanto l’esercizio della professione. Una corsia preferenziale che prevede anche piani d’azione di preparazione con una parte iniziale di formazione linguistica di base fornita e certificata in India, oltre a competenze tecniche e linguistiche aggiuntive da fornire in Italia. L’obiettivo è anche garantire un processo di reclutamento legale, equo e trasparente.

L’accordo arriva in una fase di forte sofferenza per il sistema sanitario italiano. I dati Ocse mostrano come l’Italia continui ad avere uno dei rapporti infermieri/popolazione più bassi d’Europa. Nel 2023, la densità di infermieri praticanti era pari a 6,9 ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di 8,4. Ancora più critico il rapporto infermieri-medici, fermo a 1,3, tra i più bassi dell’Unione europea.

Tornando all’accordo Stato-Regioni, l’obiettivo di fondo è rafforzare la prevenzione intervenendo anche tra i giovani, a scuola, e puntando ad azioni mirate già nei primi mille giorni di vita per gettare le basi della salute futura.  Il documento definisce le linee strategiche delle politiche di prevenzione sanitaria per i prossimi anni, con l’obiettivo di rendere più efficace, accessibile e omogenea la tutela della salute su tutto il territorio nazionale. Per l’attuazione del Piano sono destinati alle Regioni e alle Province autonome 200 milioni di euro annui, a cui si aggiungono ulteriori 50 milioni per il 2026 dedicati alle attività di prevenzione territoriale. Individuate sette aree di intervento prioritarie: malattie croniche non trasmissibili; dipendenze e problemi correlati; incidenti stradali e domestici; salute, sicurezza e benessere dei lavoratori; ambiente, clima e salute; malattie infettive prioritarie; sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria. Previsto anche l’ampliamento graduale dello screening colon-rettale alla fascia 70-74 anni e dello screening mammografico tra 45-49 e 70-74 anni. L’obiettivo è pure promuovere l’approccio One Health, che considera in modo congiunto salute umana, animale e ambiente, oltre a incentivare sicurezza e promozione della salute nelle scuole. Focus, inoltre, sui primi mille giorni di vita, indicati nel piano come una finestra di opportunità irripetibile per costruire la salute futura e per azzerare le disuguaglianze di partenza. Tra le novità principali, l’introduzione di una piattaforma digitale nazionale per la pianificazione, il monitoraggio e la valutazione dei Piani regionali di prevenzione».

Per Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, l’approvazione oggi in Conferenza Stato Regioni è una buona notizia per i cittadini. «A nostro parere è un segnale positivo di quel patto fra istituzioni, nazionale e territoriali, che da tempo stiamo chiedendo a gran voce come imprescindibile per il rilancio del nostro Servizio sanitario nazionale. Apprezziamo inoltre l’idea di fondo di questo Piano nei cui pilastri fondamentali ritroviamo una sinergia rispetto ad alcune delle nostre principali politiche e attività, come la prospettiva della One Health, la salute in tutti i luoghi, le scuole come luogo di salute, il riferimento alle politiche sui primi mille giorni».

Netta la posizione della presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), Barbara Mangiacavalli: «Sugli infermieri che provengono dai Paesi esteri occorrono regole certe attraverso le quali gli Ordini possano esercitare il proprio ruolo di controllo».

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