Siamo alla scissione dell’atomo. L’Inps ci è andata molto vicina inviando a un dentista trentino una cartella esattoriale da un centesimo. Un centesimo. Come si suddivide un centesimo? E lui, spiegando con ironia la vicenda al Corriere della Sera: «Ero tentato di chiedere una rateizzazione». Si tratta di una presunta irregolarità riguardante un terreno agricolo – aggiunge Alberto Nadalini, odontoiatra – ma non posso nemmeno pagare, è impossibile fare bonifici da un centesimo all’Inps».
Il professionista è la classica vittima della burocrazia italiana. Racconta che il dirigente dell’Inps gli ha anche telefonato per spiegare l’origine di questa richiesta. «Il gentilissimo dirigente dell’Inps mi ha spiegato che non dovrò nemmeno pagare quel centesimo». L’esborso di una cifra così irrisoria poi «è impossibile – aggiunge il dentista sessantenne – non si può fare un bonifico di un centesimo all’Inps».
Secondo la ricostruzione la cartella è partita in automatico senza che alcun impiegato dell’Inps di Trento avesse la possibilità di verificarne l’importo: «Me l’ha spiegato stamattina il dirigente dell’istituto al telefono: una volta tanto lo Stato ha mostrato il suo volto migliore. Chi mi ha parlato al telefono si è mostrato molto gentile e affabile anche se per smuovere gli animi, è stato necessario che la notizia fosse diffusa sui giornali». Ha detto Nadalini al Corriere.
In realtà, la cartella esattoriale ad Alberto Nadalini è arrivata non per la sua attività professionale da dentista ma per l’impresa agricola costituita nel 2020 in quanto proprietario di una tenuta a Ravina, una frazione alle porte di Trento dove coltiva limoni, olivi e viti. La presunta irregolarità risale a sei anni fa e riguarderebbe un contributo non pagato ad un collaboratore. «Basterebbe telefonare all’utente per spiegargli l’eventuale errore senza mettere in piedi un procedimento con tanto di invito a regolarizzare e per di più per il valore di un solo centesimo». Il dentista chiede inoltre anche che il linguaggio utilizzato nelle cartelle esattoriali sia appannaggio di tutti e non solo per gli addetti ai lavori. «Le note riportate nei documenti dell’Inps – commenta sconsolato – sono incomprensibili».
Va anche detto che si tratta di un divertente episodio, ma isolato. Invece negli ultimi mesi l’istituto previdenziale è incappato in un più di uno scivolone. Pochi giorni fa l’Inps ha dovuto ritoccare 270mila certificazioni uniche relative ad assegni previdenziali: in quei documenti mancava l’addizionale comunale, una trattenuta applicata mese dopo mese sulla rata ma mai riportata nella casella prevista. Il dato, destinato a confluire nella dichiarazione precompilata, risultava vuoto.
«Il 2 maggio scorso – annota Orizzontescuola.it – era emerso un caso ben più vasto: circa due milioni di percettori di Naspi, cassa integrazione, disoccupazione agricola, maternità e altre prestazioni avevano ricevuto Cu con un codice sbagliato nella casella 718. Quella voce è decisiva per accedere al nuovo beneficio fiscale che ha sostituito il taglio del cuneo contributivo. L’errore rischiava di escludere dal bonus chi invece ne aveva diritto. Non è andata meglio a fine marzo, quando l’Inps si è trovata a dover chiedere indietro somme pagate in più a oltre 20 mila pensionati. Nei cedolini di quel mese alcuni assegni erano stati gonfiati fino a mille euro a causa di un’applicazione indebita di una nuova detrazione fiscale prevista dalla legge di Bilancio. La misura era stata pensata per i lavoratori dipendenti con reddito tra i 20 mila e i 40 mila euro, ma era finita per errore anche sulle pensioni».



