Quanto è triste Venezia per Elly Schlein Giuseppe Conte. C’avevano creduto fino alla fne alla possibilità di strappare la città lagunare al centrodestra. Ma ieri pomeriggio è arrivata la doccia fredda dalle urne: il candidato della coalizione di governo, il 38enne Simone Venturini, ha vinto al primo turno. Più in generale, questa tornata delle Amministrive ha dimostrato che il centrodestra è più vivo che mai. L’effetto-referendum, s’è mai c’è stato, s’è già esaurito.
Dopo il 23 marzo, a largo del Nazareno hanno cominciato a coltivare il sogno di affrontare un anno pre-elettorale in discesa, con il vento in poppa e con il centrodestra in crisi irreversibile. Non è così. L’eventuale vittoria alle elezioni politiche del 2027 se la dovranno guadagnare. E duramente. Nessuno toglierà ai leader del campo largo le castagne dal fuoco. Dovranno presentarsi al Paese con un progetto unitario (e soprattutto credibile) di governo. Cosa che non è per la grande eterogeneità dello schieramento e, soprattutto, per le rivalità interne, a partire da quella tra Conte e Schlein e per finire ccon quelle che spaccano all’inteno gli stessi partiti (riformisti vs la segretaria nel Pd, Appendino vs l’ex premier nel M5S).
Né gli eventi internazionali si sono dimostrati tali da regalare alcun vantaggio per il campo largo. L’antipatia che possono suscitare personaggi come Donald Trump o Banjamin Netanyahu non aumenta automaticamente i consensi dello schieramento che si oppone al governo. Giorgia Meloni è stata del resto lesta a smarcarsi da entrambi. Il braccio di ferro che ha ingaggiato con la Commissione di Bruxelles sulla deroga al Patto di stabilità dimostra inoltre che l’esecutivo si sta seriamente impegnando per contenere i costi energetici che il Paese è costretto a sopportare per la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Domenica e lunedì si è votato in 700 Comuni, tra i quali 18 capoluoghi di provincia. Un test elettorale (se vogliamo ragionare così) certo limitato, ma sufficiente a far capire cosa passa per la testa degli italiani in questo periodo. E questo test dimostra, appunto, che il centrodestra non è affatto in crisi, ancorché non scoppi di salute. In linea di massima, sono stati riconfermati, o sono comunque in vantaggio, i sindaci uscenti, sia dell’uno sia dell’altro schieramento. C’è però qualche significativa eccezione, come a Reggio Calabria, dove il candidato del centrodestra Francesco Cannizzaro ha strappato al centrosinistra il Comune vincendo al primo turno.
Ma il dato più importante, anche per il suo elevato valore simbolico, è quello di Venezia. Schlein, in particolare, c’aveva fatto proprio la bocca, tanto da spingersi a questo trionfalistico annuncio della vigilia: «Da qui mandiamo a casa Meloni». Venturini era considerato un candidato debole, anche perché partiva con l’handicap dell’indagine a carico del suo predecessore Brugnaro. A fronteggiarlo era anche un candidato autorevole, il parlamentare Andrea Martella. Sempre a Venezia c’era stata inoltre, in occasione del referendum, la più alta percentuale di partecipazione al voto e a vincere era stato il No. Tutto sembrava congiurare per una sconfitta del centrodestra. Invece le cose sono andate all’opposto. Cosa è successo? Innanzi tutto il fatto che Venturini, seppur giovane, ha una lunga esperienza amministrativa, militando in Consiglio comunale da quando aveva 22 anni. Ma a incidere è stata soprattutto la sottovalutazione di quanto ai veneziani possano stare a cuore i temi della sicurezza e dell’immigrazione. Il centrosinistra ha addirittura imbarcato una lista islamica. Tutti questi fatti indicano, tra le altre cose, che la sinistra continua a ragionare in termini astratti e ideologici, ignorando i sentimenti reali degli italiani.
Al dunque, ha buon gioco Meloni quando, a commento di queste Amministrative, così ironizza: “Il nostro crollo è rimandato a domani”.
Nello stesso tempo però la premier non può cullarsi sugli allori. Anche per Meloni la partita delle prossime Politiche sarà dura. Inananzi tutto c’è la tensione interna alla sua maggioranza, con Matteo Salvini e Antonio Tajani che si beccano tutti i giorni. Poi c’è da vedere come finirà la partita sulla flessibilità chiesta all’Europa. Dall’esito di questo confronto dipenderà anche la prossima legge di bilancio. Sarà espansiva o sarà ancora all’insegna del rigore? Non è una questione da poco, visto che avrà incidenza sui conti degli italiani nei mesi che precederanno le prossime Politiche.
A tutto ciò si aggiunge l’incognita rappresentata da Roberto Vannacci, il cui partito è in crescita nei sondaggi. Conviene al centrodestra allearsi con il generale di Futuro nazionale? O non gli conviene piuttosto cercare l’intesa con Antonio Calenda? Lo scopriremo nei prossimi mesi. Segnaliamo solo che, sia a Venezia sia a Reggio Calabria, Azione ha appoggiato il candidato di centrodestra. È un fatto minimo, certo, ma qualcosa pure vorrà dire…



