L’Italia non è più l’anello debole d’Europa e chiede con forza un cambio radicale alla burocrazia comunitaria che rischia di soffocare la competitività. Lo ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo all’assemblea annuale di Confindustria a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La premier ha annunciato l’avvio di un cantiere comune con gli industriali per riformare la burocrazia italiana ed entro l’estate l’approvazione della legge delega sul nucleare.
Confindustria le parole di Meloni un monito all’Europa, il video
“La principale, enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l’attuale configurazione dell’Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica, sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici”, ha dichiarato Meloni in uno dei passaggi più forti del suo intervento applaudito dalla platea degli industriali. La premier ha sottolineato che l’Europa “è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale”.
“Chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli”, ha precisato. Sul fronte interno, Meloni ha proposto agli industriali di “avviare subito un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia. Penso sia fondamentale farlo insieme perché quando c’è un servizio che non funziona devi interrogare gli utenti. E voi siete gli utenti della burocrazia italiana e coloro che più di tutti possono aiutarci a risolvere le incrostazioni che vi hanno impedito di correre”.
Sul nucleare, la presidente del Consiglio ha annunciato: “Entro l’estate sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario”. Meloni ha inoltre evidenziato che il protocollo tra Confindustria e Gse “consentirà alle imprese di pagare energia a costi più bassi oltre che fissi e indicizzati per lunghi periodi”. L’Italia ha inoltre scritto alla Commissione europea “per chiedere l’estensione del campo di applicazione della National Escape Clause anche agli interventi necessari per tutelare famiglie, lavoratori e imprese”. Fonti Ue indicano nel 3 giugno la data della risposta della Commissione alla lettera di Meloni.
Orsini: “Dialogo con il governo, crescita al centro”, il video
“Con la premier Meloni non sempre ci siamo trovati d’accordo su alcuni punti. Io credo che una parola chiave sia quella del dialogo e l’abbiamo detto anche col sindacato. Noi siamo partiti dai punti che ci uniscono, per far sì che in Italia e in Europa al centro ci sia la crescita, perché senza crescita non c’è benessere generale”, ha esordito Emanuele Orsini, presidente di Confindustria attaccando poi direttamente la UE “Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività. L’Europa ha perso 250.000 occupati nella manifattura che si traducono in 1 milione di occupati nell’indotto”
“Le 72 condizioni poste da Bruxelles per il via libera al Decreto-Bollette del nostro Governo sono l’ultima conferma di quanto sia lunare la burocrazia europea. Il nostro appello è uno solo: fermatela”, è uno dei passaggi chiave mel discorso di Orsini mai così vicino al governo e contestualmente lontano dall’Ue “Sono stati annunciati ambiziosi obiettivi di riduzione regolamentare (del 25 % per le imprese e del 35 % per le PMI), ma solo tra novembre e dicembre 2025 sono stati presentati 10 nuovi pacchetti legislativi e nel 2026 ne arriveranno altri 12”
Orsini ha dedicato spazio anche al tema dei salari con franchezza: “Oggi è un grande problema: io credo che tutti debbano mettere al centro la responsabilità sociale. Noi come Confindustria abbiamo oggi tra contratti che non sono scaduti e contratti rinnovati il 94% dei contratti. Io credo che tutti debbano fare un passo su questo, quindi fare una lotta ai contratti pirata. Dobbiamo costruire un percorso di ridistribuzione, ma per ottenerla abbiamo bisogno di produrre di più, di essere più competitivi”
“Chiediamo la sospensione dell’Ets perche’ sappiamo che i tempi europei per una revisione efficace sono troppo – ha sottolineato Orsini – Sospenderlo significa permettere una revisione migliore, ma anche evitare che, nel frattempo, altre fabbriche siano costrette a chiudere o a delocalizzare”, ha sottolineato. Il Sistema Ets “ha reso la decarbonizzazione un prodotto di speculazione finanziaria, avvantaggiando alcuni Stati membri a discapito di altri, con effetti disastrosi. Oggi, il Continente piu’ pulito ha il prezzo della Co2 piu’ alto al mondo: un costo che gonfia le bollette dei cittadini e colpisce i processi industriali spingendoci fuori mercato. Per capire quanto tutto questo sia autodistruttivo, basta pensare all’automotive, con i costruttori europei costretti ad acquistare certificati di emissione di Co2 che arricchiscono i concorrenti americani e cinesi”.
Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha criticato l’assenza del tema salariale: “Il presidente di Confindustria ha detto che sono bassi i salari, non ha detto come fare ad alzarli e la presidente del Consiglio non ha parlato del tema”. Landini ha chiesto “una riforma fiscale degna di questo nome, restituire il fiscal drag e ridurre la tassazione su lavoro dipendente e pensioni”. Più conciliante la segretaria della Cisl Daniela Fumarola: “Orsini ha usato delle parole chiave, esercizio di responsabilità, coesione e coraggio. Noi pensiamo che sia un traguardo da raggiungere per realizzare crescita, sviluppo, attraverso innovazione, produttività, formazione per far crescere i salari”, ha dichiarato. Emma Marcegaglia, ex presidente di Confindustria, ha sottolineato: “Serve coraggio da parte della Commissione europea nel mettere al centro la competitività”. Gian Maria Gros Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, ha apprezzato “una grande concretezza” in entrambe le relazioni, “un riconoscimento dei problemi che esistono e una critica alla non sufficiente capacità di affrontare questi problemi da parte dell’Europa”.



