Venti di guerra che non cessano, anzi si complicano. E’ con questo spirito che si apre un’altra giornata di attacchi e risposte sull’asse mediorientale. Le ultime notizie sono allarmanti e poco incoraggianti. Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco nel sud dell’Iran, colpendo un sito per il lancio di missili e alcune navi per la posa delle mine, in risposta a presunte minacce alle truppe americane. L’Iran ha definito l’attacco una “flagrante violazione” del cessate il fuoco e ha minacciato di rispondere con forza. Purtroppo si aggiunge che i negoziati tra USA e Iran sono in stallo, nonostante le trattative serrate e le dichiarazioni di progressi da entrambe le parti. I nodi da sciogliere sono molti, tra cui l’erogazione di parte degli asset iraniani congelati all’estero e la questione del nucleare. Le richieste americane parlano chiaro e sono perentorie in primis di procedere alla distruzione dell’uranio arricchito iraniano, alla riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi e alla collaborazione con l’Iran per la distruzione dell’uranio “in loco o in un’altra località accettabile”. La risposta italiana d’altro canto è che Teheran non ha accettato pubblicamente alcuna delle richieste americane sul nucleare ribadendo che il tema è rimandato a una seconda fase e ha minacciato di imporre una tassa sui “servizi alla navigazione” nello Stretto di Hormuz. Tirando le somme possiamo dire che la situazione è estremamente tesa e il rischio di escalation è alto. L’attacco americano potrebbe essere un tentativo di fare pressione sull’Iran affinché acceleri i negoziati, ma potrebbe anche portare a una risposta iraniana più dura. Il tempo poi non gioca a favore di Trump, che si trova sotto pressione per le elezioni di metà mandato. La comunità internazionale esorta le parti a trovare un accordo pacifico e a evitare ulteriori escalation, in primis Francia e Germania che sotto il cappello europeo vogliono riaprire il nodo di scambio più importante al mondo quello di Hormuz che sta rischiando se ancora chiuso di paralizzare l’asset energetico mondiale.


