Tira e molla sull’asse Iran-Usa e se sembra che si è giunti ad un punto di svolta per i negoziati che hanno tenuto letteralmente con il fiato sospeso tutto il mondo su una guerra che si poteva pure evitare, l’accordo sarebbe stato raggiunto, a quanto pare ma Trump vuole pensarci ancora. L’Iran teme l’imprevedibilità del presidente americano. Nel frattempo, la situazione nel Golfo Persico resta tesa, con attacchi reciproci e droni abbattuti. Ma perché tutta questa indecisione di Donald sulla tregua da firmare con l’Iran? Intanto c’è da dire che il memorandum di intesa, in stand by sulla scrivania del Tycoon a Washington, prevede una proroga di 60 giorni della tregua durante i quali dovranno essere avviati negoziati sul programma nucleare iraniano, in particolare riguardo allo smaltimento dell’uranio altamente arricchito, mentre Teheran si impegna già da ora a non perseguire lo sviluppo della bomba atomica e ad accettare la supervisione dell’Aiea. Come già trapelato da fonti diplomatiche vicine all’amministrazione americana e alcuni insider iraniani, è previsto che l’Iran smini le acque di Hormuz entro 30 giorni, lo Stretto venga riaperto e il transito marittimo torni illimitato e effettivamente libero a tutti. La situazione deve essere ripristinata come prima della guerra senza alcun pedaggio. Di conseguenza il blocco navale americano ai porti iraniani verrà revocato via via che verrà ripristinata la libertà di navigazione commerciale. Non è previsto quindi alcun ruolo per l’Oman che nella bozza iraniana avrebbe dovuto gestire il traffico navale nello Stretto insieme a Teheran. In ballo restano i 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, che la Repubblica islamica potrebbe ricevere in diverse fasi, e la revoca delle sanzioni americane imposte a Teheran.Ma l’esitazione del presidente americano è legata a doppio filo ad una questione delicata che in entrambe le bozze d’accordo non c’è: il destino del Libano. Il Paese dei Cedri peraltro attaccato nelle ultime ore da droni israeliani nel cuore della capitale Beirut è totalmente fuori dai negoziati di pace tra Usa e Iran. Questo che vuol dire? Che un favore Trump lo debba all’amico Bibi Netanyahu? Ebbene il premier israeliano intanto appare deciso a far saltare il tavolo tra l’alleato americano e il nemico iraniano e ha ampliato la sua offensiva contro Hezbollah, tornando a bombardare il Libano nonostante il veto degli Usa che temevano una nuova strage di civili, come quella che provocò centinaia di morti all’indomani dell’annuncio della tregua dell’8 aprile. Alla vigilia degli accordi e a far la parte del guastafeste ancora Israele che torna a minacciare anche Gaza: “Controlliamo il 60% della Striscia, ma puntiamo al 70”. Questa la frase tuonante di Nethanyau che ruggisce ancora su una popolazione stremata e malgrado l’accordo di tregua siglato nell’ottobre scorso che ha sancito il graduale ritiro delle forze israeliane dall’enclave palestinese.
Accordo Iran-Usa, cosa c’è dietro il tentennamento di Trump?
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