Le note di Hans Zimmer invadono il Salone delle Fontane prima ancora che le luci si abbassino. L’iconica colonna sonora de Il Gladiatore è identitaria del Vannacci pensiero. Quando l’ex generale entra sul palco dopo oltre un’ora di confronto con la stampa, oltre mille persone si alzano per acclamarlo. Tricolori ovunque, mescolati ai vessilli di Futuro Nazionale. Un bosco di braccia protese verso di lui, a volerlo toccare al passaggio quasi come se fosse un messia per chi è giunto ad ascoltarlo. Tanti delusi della destra di oggi al governo si rivedono nel Vannacci pensiero, hanno fatto la tessera e sono all’Eur per questa prima tappa romana della sua avventura politica. E lui ricambia scambiando selfie e saluti a tutti.
Sono tutti qui per assistere alla kermesse “La mia patria è un’idea”, che celebra il traguardo dei 90mila iscritti. Ma l’evento è iniziato molto prima, nella sala stampa, dove il generale ha appena concluso un’ora abbondante di conferenza. Le sue parole ai giornalisti sono state un manifesto senza filtri: “Questa è una settimana di festeggiamenti. La paura fa 90, perché dalla stampa sembra che chiunque parli di noi come l’unica novità politica degli ultimi 15 anni in Italia”.
Vannacci il messaggio alla premier Meloni
Un messaggio chiaro quello lanciato all’Europa e alla premier: “Dall’UE sui 14 miliardi una presa in giro. Meloni bugiarda? Non sta a me dirlo, ma è chiaro che la mia visione sia diversa dalla sua”. Un generale pragmatico anche quando parla di legge elettorale e alleanze: “Il premio di maggioranza è corretto perché dobbiamo garantire un Paese governabile alle prossime generazioni, ma il vero scandalo del Rosatellum e delle nuove proposte del centrodestra è l’aver sottratto la sovranità al popolo per consegnarla alle segreterie di partito”.
“L’astensionismo record, con il 52% dei cittadini che non va più a votare, è figlio di questo meccanismo: gli italiani non partecipano perché non possono più scegliere direttamente i propri rappresentanti”, ha attaccato l’ex generale. “Mi batterò in ogni sede per rimettere le preferenze al centro della scheda e restituire credibilità al Parlamento, che deve rappresentare gli elettori e non le coalizioni di vertice”.
La difesa di Pozzolo e la legge elettorale
La difesa del deputato Pozzolo è strenua: “L’incidente d’auto è un fatto privato, Pozzolo pagherà la multa amministrativa ma ciò non c’entra con la sua attività politica. Io non lascio indietro nessuno”. Poi frecciatina alla stampa: “Sono sorpreso dal risalto mediatico, per un cardiochirurgo non sarebbero arrivate richieste di sospensione dal lavoro”.
“‘Bignami bis’? Io mi ricordo i bignami che usavo a scuola…”, ha a scherzato Vannacci sul disegno di legge depositato dalla maggioranza in Senato. “È presto per parlarne, non abbiamo ancora una legge elettorale definitiva e non si possono fare schieramenti senza conoscere le regole del gioco. Candidato premier da indicare prima? Se ci sarà lo faremo, indovinate chi potrà essere…”, la battuta con cui ha lasciato sorridendo la stampa.
Vannacci sul palco il comizio che scatena la folla
Prima che inizi l’evento immancabile l’inno nazionale cantato con fierezza da Vannacci, con tanto di “si” finale nonostante adesso non compaia più dopo che il Quirinale lo ha fatto rimuovere. Sul palco durante l’evento lo affiancano Massimiliano Simoni e Francesco Biava, oltre al professor Fabio Torriero, direttore de Lo Speciale. Quello che dovrebbe essere un dibattito vira rapidamente verso il comizio non appena Torriero provoca Vannacci sul significato delle parole proibite che la cultura woke vorrebbe sostituire, sull’eccessiva eterogeneità degli attuali schieramenti e sul mantra che si vince andando al centro. A quel punto il generale si scatena sul palco. Un’ora e mezza in cui Vannacci snoda il suo classico repertorio ideologico.
“Futuro Nazionale non è un movimento, è un partito. È partito e chi lo ferma adesso?”, scandisce dal palco, mentre la sala esplode in un applauso. I riferimenti agli avversari politici si susseguono – Calenda, Piccolotti, Bersani, persino Marina Berlusconi – tutti citati come involontari promotori della sua ascesa. “Finché questi signori verranno a parlare di Futuro Nazionale crescerà”, insiste, con una strategia comunicativa che trasforma ogni critica in carburante.
Nelle prime file decine di giovani con la maglia ufficiale del movimento. Ascoltano seduti, concentrati. A loro il generale dedica un passaggio specifico: “Ai giovani dico di osare perché nessuno regalerà mai loro nulla, tutto quello che otterranno sarà grazie alle loro braccia e all’ingegno della loro testa”.
Il cuore della serata arriva quando Vannacci affronta il tema dell’identità. “Il sangue, lo dico chiaramente, qualcuno oggi nega che l’identità non sia l’identità di sangue. E invece no, è proprio quella”. Spiega lo ius sanguinis attraverso la trasmissione familiare di valori, lingua, religione. “Se io nasco in Italia, ma a casa nutro una cultura, una civiltà, una lingua diversa da quella della società in cui vivo, io non sono italiano. Spero che lo Ius Solis non ci sarà mai”. Qui parte l’applauso più forte e convinto della serata.
Poi arriva il capitolo europeo. “Quando qualcuno mi dice: ‘Ma tu sei antieuropeista?’, io rispondo: ‘Definitemi l’Europa’”, attacca, puntando il dito contro “l’Europa rinsecchita” di Ursula von der Leyen. Una critica che si estende all’alleanza di governo, accusata di fare “la stessa politica della sinistra”. Cita la flessibilità sui 14 miliardi nel campo dell’energia, applaudita persino da Zingaretti e Maran: “Abbiamo un governo di centrodestra che riceve il plauso dall’opposizione. Questa è una cosa che Futuro Nazionale non farà mai”.
Il concetto di “remigrazione” viene introdotto con particolare enfasi. “Non è rimpatrio”, precisa. “È una politica che difende il sacrosanto diritto alla cultura e alla civiltà delle popolazioni autoctone”. Annuncia un libro in preparazione sull’argomento: “La remigrazione non è più un’opportunità, ma una necessità se vogliamo mantenere vivo l’Occidente come lo conosciamo”.
In conclusione, Vannacci, si può dire, che questa sera si è preso Roma e ha messo un’altra bandierina verso l’impresa di entrare in Parlamento dalla porta principale il prossimo anno. L’evento si è chiuso col rimando alla Costituente prevista per il 13 e 14 giugno, sempre nella Capitale.



