Un passo importante per le famiglie italiane. Il Ministro dell’istruzione Valditara ha approvato la legge per cui i genitori avranno il diritto di veto sulle attività scolastiche riguardanti sessualità e affettività. Le associazioni di categoria legate alla famiglia hanno accolto con grande entusiasmo la nuova iniziativa del Ministero di Viale Trastevere. Dell’argomento ne abbiamo parlato con Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia.
Cosa cambia concretamente da oggi nella vita quotidiana di genitori e studenti grazie alla legge Valditara sul consenso informato?
«Da oggi cambia tutto. Finalmente un genitore che riceve la comunicazione di un progetto extracurricolare su sessualità e affettività ha il diritto di sapere esattamente cosa verrà detto ai propri figli, chi entrerà in aula e con quali materiali. Non più sorprese, non più attivisti ideologizzati che entrano indisturbati nelle classi senza che le famiglie ne sappiano nulla, come abbiamo denunciato in centinaia di casi concreti in tutta Italia e, purtroppo, nelle scuole di ogni ordine e grado. Dunque ora concretamente cambia che dalle scuole medie in sù si dovrà acquisire il consenso scritto e preventivo dei genitori prima di avviare qualsiasi attività su questi temi, e le famiglie avranno diritto di visionare i materiali didattici in anticipo. Nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie, invece, questi progetti saranno completamente vietati e questo è il minimo sindacale visto che parliamo di bambini dai 3 agli 11 anni. Per circa tredici anni ci siamo battuti per questo risultato, tredici anni di campagne, petizioni, audizioni parlamentari, azioni legali. L’ultima campagna, da titolo “Mio Figlio No” ci ha portato a raccogliere quasi 65.000 firme e ad andare in tutta Italia con convegni, incontri, flash mob, affissioni e manifesti di sensibilizzazione. Ora possiamo dire di aver vinto perché la scuola torna ad essere un luogo di formazione, non un laboratorio ideologico alla mercé delle associazioni Lgbt».
Voi chiedete un Osservatorio permanente per evitare che i progetti vengano camuffati. Quali segnali vi fanno temere che la legge possa essere aggirata nelle scuole?
«I segnali li abbiamo già visti, eccome. Chi porta avanti questa agenda ideologica nelle scuole è organizzato, determinato e sa perfettamente come muoversi. Il metodo è sempre lo stesso: si prende un progetto che rientra pienamente nell’ambito sessuo-affettivo e lo si ribattezza “educazione al rispetto”, “contrasto agli stereotipi”, “lotta alle discriminazioni”. Etichette giuste e condivisibili, dietro le quali però si nasconde tutt’altro. Lo abbiamo visto proprio poche settimane fa, tanto per citare pochi esempi, con il progetto di Francesca Cavallo nelle primarie, accreditato addirittura sulla piattaforma ministeriale S.O.F.I.A., che punta a “decostruire il maschile” e coinvolgere addirittura 12.500 minori in tutta Italia. Oppure, sempre pochi giorni fa, in provincia di Padova, dove un progetto gender è stato organizzato con protagonista un attivista che si autodefinisce pubblicamente “kinky” e “pans3xual”, il tutto per bambini dagli 11 ai 14 anni senza che i genitori sapessero nulla. Ecco perché chiediamo al Ministero un Osservatorio permanente sul consenso informato: serve un presidio istituzionale che monitori l’applicazione della legge scuola per scuola, che raccolga le segnalazioni delle famiglie e che intervenga con tempestività quando la norma viene sabotata o aggirata. La legge è uno strumento fondamentale, ma uno strumento ha bisogno di chi lo fa rispettare».
Oltre al consenso informato, puntate l’attenzione sulla: “Carriera Alias”. Perché secondo Pro Vita & Famiglia è pericolosa e illegale e cosa chiedete al Ministero per fermarla?
«La Carriera Alias è pericolosa perché rafforza nella mente di minori – spesso fragilissimi, in una fase delicatissima della loro crescita – l’idea che si possa “nascere nel corpo sbagliato” e che sia normale auto-identificarsi in un genere diverso da quello biologico. È una pratica che non ha alcuna base scientifica solida e che rischia di portare a danni profondi e irreversibili nella psicologia e nel corpo di ragazzi che avrebbero invece bisogno di essere accompagnati e sostenuti, non assecondati in percorsi ideologicamente orientati. Ed è illegale perché nessuna norma dell’ordinamento italiano la prevede o la autorizza: le scuole che la adottano lo fanno in totale assenza di una base giuridica, in una deriva autonomistica che non può essere tollerata. Il fatto che stia aumentando proprio ora, mentre il Parlamento discuteva il Ddl Valditara, non è casuale: è una risposta ideologica di chi vuole aggirare lo spirito della legge prima ancora che entri in vigore. Per questo chiediamo al Ministero un atto di chiarimento vincolante, che metta nero su bianco l’illegittimità della Carriera Alias e obblighi le scuole a cessarne immediatamente l’adozione. Non è più rinviabile».



