Qualcuno spieghi a Ilaria Salis che i Cpr non sono hotel a 5 stelle

venerdì, 5 Giugno 2026
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Ilaria Salis, una carriera alle spalle da pasionaria antifascista e ora europarlamentare della premiata ditta Bonelli & Fratoianni, s’è messa in testa di fare l’“ispettrice” dei Centri di permanenza per i rimpatri dgli immigrati. E ciò probabilmente anche perché ha una certa esperienza in fatto di case e alloggi occupati.

È ovvio che, se la compagna Ilaria prende una iniziativa del genere, il motivo è che vuole  cercare pretesti per attaccare il governo. E così puntualmente è accaduto ieri, quando la parlamentare europea ha fatto un blitz “a sorpresa” nel Cpr di via Corelli a Milano. Salis ha infatti dichiarato che in tale struttura ci sarebbero «condizioni igienico-sanitarie aberranti». E fin qui nulla di strano che Ilaria la spari così grossa. Come non c’è nulla di strano anche nel fatto che l’europarlamentare di Avs sia andata prevenuta in via Corelli, ritenendo già in partenza i Cpr rappresenterebbero «un sistema assolutamente disumano della detenzione amministrativa».

Quello che sorprende della Salis, leggendo gli argomenti a sostegno della sua denuncia, è che la pasionaria antifascista non sembra rendersi conto che i Cpr non sono stati concepiti (né potevano esserlo) come luoghi con tutti i comfort (come se fossero hotel a 5 Stelle), ma come strutture dove una persona che arriva da Paesi lontani, in modo spesso pericoloso, viene ospitata in attesa di conoscere il suo destino. Non sarà come stare al Grand Hotel, ma è sicuramente meglio di ritrovarsi nelle mani di scafisti e criminali. Se non sono alberghi, questi centri non sono neanche prigioni né luoghi in cui non siano garantite condizioni di vita dignitose.

Salis esordisce affermando che i «servizi igienici sono insufficienti rispetto al numero di trattenuti e nel blocco D non ci sono docce funzionanti». Forse non sa che, quando certe strutture sono state costruite, i numeri dell’immigrazione erano ridotti rispetto a quelli odierni e quindi può capitare che taluni servizi siano affollati. Ma si guarda bene dal dire che non c’è paragone tra lo stare in via Corelli a Milano e lo stare invece su un barcone o in lager in Nordafrica. Quanto alle docce, la presenza di un guasto non significa che agli ospiti del centro di via Corelli sia negato il diritto di lavarsi.

L’europarlamentare ha riferito segnalazioni sulla qualità del cibo (senza però specificare di che si tratti) e aggiunge: «Quello che invece si fa è distribuire farmaci, distribuire psicofarmaci, ma di fatto se comunque l’ambiente non facilita la cura di un soggetto, non è che solo con le medicine si possa in qualche modo guarire». Qui Salis s’è veramente data la zappa sui piedi: se si distribuiscono farmaci, come fa poi a dire che le condizioni sanitarie sono «aberranti»?

Al dunque che dovrebbe fare il governo per accontentare Ilaria la pasionaria?  «Io credo -dice- che un provvedimento come quello che è stato messo in atto dal governo spagnolo di regolarizzare la posizione di un cospicuo numero di persone presenti sul territorio da tempo potrebbe essere un primo passaggio». E già, porte aperte ed entri chi vuole in Italia. Tanto la Salis una casa occupata la può trovare sempre a tutti.

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