Giorno no della Meloni: dalla Nautica allo scontro con la Ue sulla flessibilità

giovedì, 1 Ottobre 2026
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È un venerdì nero per Giorgia Meloni, incastrata tra un pasticcio istituzionale in quel del Salone Nautico a Genova e uno schiaffo politico da Bruxelles. Due fronti diversi, stesso risultato: l’immagine di un governo che arranca direbbero i franchi tiratori? Ma andiamo per gradi ed esaminiamo quello che davvero è successo. Al Salone Nautico, vetrina internazionale per l’Italia, va in scena il caso Salis. La sindaca di Genova denuncia pubblicamente di non essere stata invitata sul palco per i saluti insieme alla premier. Palazzo Chigi tenta di spegnere l’incendio: “Un errore dell’organizzazione” fanno sapere. Ma arriva la smentita involontaria del governatore Bucci: “Mi hanno chiesto di salire, non era previsto”. Insomma, un invito a geometria variabile che sa di esclusione politica. E’ gelo in siete ore e c’è chi grida al caso politico e all’incidente diplomatico che vede esclusa la prima cittadina dell’opposizione nella sua città durante la visita della Presidente del Consiglio Meloni. Come se non bastasse, poche ore dopo, si incendia un altro fronte istituzionale. Sulla richiesta italiana di più flessibilità di bilancio, la Commissione Ue risponde a muso duro: “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati”. Una chiusura secca che smonta la linea di Palazzo Chigi. I mercati recepiscono subito: Borse europee giù, Milano maglia nera, spread che vola a 110 punti. Non è solo sfortuna. A Genova si evidenzia il deficit di cultura istituzionale e la fatica a riconoscere ruoli di sindaci non allineati. A Bruxelles, il mito del governo forte in Europa si infrange contro il muro del rigore. Due segnali di un esecutivo in affanno, stretto tra gestione del potere locale e credibilità internazionale. Riusciranno i nostri eroi a non vacillare nei marosi degli inciampi istituzionali? Di certo le due faccende di oggi sono una bella gatta da pelare per la maggioranza. 

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