La premier a testa bassa contro Bruxelles: «Surreale che i burocrati ribaltino le decisioni della politica»

giovedì, 11 Giugno 2026
3 minuti di lettura
Meloni

Giorgia Meloni si presenta più che mai combattiva alla Camera per le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Ha deciso di esplicitare con nettezza il suo pensiero abbandonando almeno per l’occasione il linguaggio filtrato della diplomazia. Ne ha per i summit “esclusivi” sull’Ucraina, che però non portano a nulla, e per i burocratici di Bruxelles che prendono decisioni a volte surreali sembrando assolutamente scollati dalla realtà dei paesi membri.

«Un tema fondamentale – dice – è quello della condizionalità legata al rispetto dello Stato di diritto. Ora qui, prima che l’opposizione tiri fuori il suo ridicolo armamentario sul governo illiberale, voglio ribadire una cosa lapalissiana per chiunque mantenga un briciolo di onestà intellettuale: questo governo non è contro lo Stato di diritto, tutt’altro. Questo governo sa, però, che nella civiltà occidentale il fondamento dello Stato di diritto è l’uguaglianza di fronte alla legge. Quindi, se di Stato di diritto vogliamo parlare, il principio va rispettato da tutti alla stessa maniera. Non è concepibile che un documento informale, la relazione annuale sullo Stato di diritto predisposta da funzionari della Commissione sulla base di articoli di giornale, non da istanze giurisdizionali, possa assumere un carattere vincolante capace di bloccare senza contraddittorio l’erogazione dei fondi a uno Stato membro. E deve far riflettere che paesi accusati di violare lo Stato di diritto, quando sono governati da maggioranze reputate sgradite, diventino poi di colpo pienamente in linea con i principi europei al cambio di governo, pur rimanendo inalterate le leggi che vengono contestate».

Poi continua l’attacco a Bruxelles citando la questione delle Ets, ovvero il sistema per lo scambio delle quote di emissione. «Le decisioni assunte dal Consiglio europeo sulla necessità di ridurre i prezzi dell’energia e attenuare l’impatto del sistema di scambio di quote di emissione non possono essere rimesse in discussione da interpretazioni tecniche della burocrazia europea». La premier ha ricordato che le conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo hanno indicato una direzione chiara e pragmatica, invocando azioni concrete per ridurre i prezzi, affrontare l’eccessiva volatilità nel breve termine e attenuare l’impatto dell’Ets sui prezzi dell’energia elettrica. «E’ stato un risultato faticoso, non scontato, la sintesi che la politica raggiunge all’esito di lunghissime discussioni non è un esercizio dialettico, ma l’esercizio della democrazia. Ogni leader si presenta al Consiglio europeo con un mandato del proprio Parlamento, a sua volta fondato su un mandato popolare. Per questa ragione, le decisioni che noi prendiamo devono essere rispettate, devono essere attuate, non possono essere rimesse in discussione o addirittura ribaltate da interpretazioni surreali, ammantate come tecniche, di burocrati che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni». La Meloni ha citato, tra gli esempi, l’attuazione del principio della neutralità tecnologica, il recente atto delegato sulla revisione dei benchmark Ets, di cui l’Italia chiede “una revisione urgente”, e le prime anticipazioni sulla revisione organica del sistema Ets attesa per luglio. Che a Roma non piacciono.

«Il contesto è complesso e delicato, e in questo scenario l’Italia sa che la sfida più importante è saper scegliere cosa è più giusto in luogo di ciò che è più facile – continua la presidente del Consiglio – per farlo continueremo a interpretare con lucidità i cambiamenti dello scenario internazionale, a promuovere soluzioni pragmatiche ed efficaci, difendendo i nostri valori e i nostri interessi. Continueremo, cioè, ad agire con realismo e determinazione, senza cedere alle semplificazioni, senza nascondere la realtà dei fatti, perché le decisioni più importanti per il futuro dell’Europa richiedono anzitutto il coraggio della verità».

«È con questa consapevolezza – commenta la Meloni – che parteciperemo al prossimo Consiglio europeo, non per inseguire il corso degli eventi, ma per contribuire a determinarlo. Questa, del resto, è la linea che abbiamo seguito finora, una linea fondata sulla chiarezza delle scelte, sulla serietà degli impegni assunti, sulla difesa dell’interesse nazionale nel quadro di una dimensione europea. Una strada che non promette scorciatoie, ma risultati e non cerca il consenso più facile, ma le decisioni più giuste. Ed è su questa strada ancora una volta che chiediamo il sostegno di questo Parlamento».

Infine sull’aumento delle spese per la Difesa: «Sosteniamo le iniziative volte a rafforzare la sicurezza e la difesa del continente siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità a fare quello che è necessario per proteggere l’Italia e i suoi cittadini a partire dal tema della sicurezza e lo ribadiremo al vertice Nato dove l’Italia si presenterà con una percentuale del 2,8 per cento del proprio prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza segnando un aumento dello 0,71 che è garantito però soprattutto alle spese legate alla sicurezza sul territorio e proprio perché non ci sottraiamo alle nostre responsabilità proprio perché non ci manca il coraggio di dire le cose come stanno non possiamo non considerare il mutamento dello scenario nel quale operiamo la difesa importante certo ma mettere a riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto lo è altrettanto e queste due priorità sono interconnesse senza sicurezza l’energia finirebbe per costare sempre di più senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi».

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.